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L'intelligenza artificiale ci capisce, quando parliamo, meglio di quanto abbiano fatto le macchine finora. Tramite il "machine learning" digerisce dati e li usa per fare predizioni, parlandoci con la nostra stessa lingua. Riesce a rispondere a richieste più complesse dei dati che ha "digerito" ed è in grado di produrre nuovi contenuti. Nel nostro esperimento abbiamo usato ChatGPT e Bard, ma non sono gli unici programmi disponibili. ChatGpt, sviluppato da OpenAI, è un programma che simula conversazioni umane, accessibile a tutti sin dallo scorso anno. Sa estrarre e organizzare dati anche da testi discorsivi, è basato su intelligenza artificiale e apprendimento automatico: migliorerà da solo, grazie ai dati prodotti da noi. Come Bard, la risposta di Google, disponibile in Italia dal 13 luglio: anche Bard risponde a frasi scritte o pronunciate dagli utenti in maniera articolata, come farebbe una persona. Il fine dichiarato è «Combinare l'ampiezza delle conoscenze a livello globale con la potenza, l'intelligenza e la creatività dei nostri grandi modelli linguistici», sa attingere anche a informazioni sul web (a differenza di ChatGpt, cristallizzata nel 2021). Quando l'utente interagisce con questi programmi, Google e OpenAi raccolgono conversazioni, posizione, commenti e altre informazioni con l'obiettivo dichiarato di sviluppare i prodotti e i servizi basati sull'intelligenza artificiale. Per il momento sia ChatGpt che Bard hanno restituito molti errori, ma promettono di imparare in fretta. Nei limiti che (forse) gli saranno posti: come, per esempio, sulla conservazione dei dati raccolti dagli utenti.