«Fenomeni più intensi e frequenti il clima in Lombardia è già cambiato»

l'intervistaAnna Ghezzi / paviaBanale maltempo e solito caldo estivo di luglio oppure quello che è successo in queste settimane in Lombardia e in generale al Nord è qualcosa di diverso, che rientra nella crisi climatica contro i cui effetti ci mettono in guardia gli scienziati? Ne abbiamo parlato con il fisico Marco Gaetani, docente di Dinamica del clima e cambiamenti climatici allo Iuss di Pavia: il video completo è online sul nostro canale Youtube, nella playlist di Dieci minuti. Professor Gaetani, l'ultimo mese ci ha riservato temperature record mai registrate, chicchi di grandine giganti, raffiche vento oltre gli 80 chilometri orari e temporali devastanti. Questi fenomeni sono legati al cambiamento climatico in corso?«Il meteo sono i fenomeni che osserviamo giorno per giorno; il clima, invece, sono le condizioni medie che osserviamo in determinate località su un periodo di tempo più lungo. I fenomeni di questi giorni possiamo continuare a chiamarli come li abbiamo sempre chiamati: temporali o in maniera più precisa, in alcuni casi, raffiche discendenti, celle temporalesche. Come i momenti di grande caldo e i periodi siccitosi, sono fenomeni meteorologici già osservati eche fanno parte della variabilità meteorologica e degli aspetti climatici della zona in cui viviamo. Il clima medio di una regione, infatti, è caratterizzato dall'insieme dei suoi fenomeni. Ma queste precipitazioni e ondate di calore stanno diventando sempre più frequenti e intense». Rispetto a quanto tempo fa si vede il cambiamento?«Il clima della Lombardia cinquant'anni fa era caratterizzato da un certo numero di ondate di calore e da temporali di una certa intensità. Nel corso degli ultimi 50 anni il numero dei temporali intensi e delle ondate di calore ogni anno è aumentato e con esso anche l'intensità dei fenomeni: sostanzialmente siamo già entrati in un clima nuovo, tanto che cominciamo a vedere eventi che non avevamo mai osservato. E questo ha conseguenze pratiche sulle nostre infrastrutture e sulle nostre città». Possiamo adattarci a queste nuove condizioni?«Il nostro sistema socio economico si è sviluppato in un clima stabile che adesso invece sta cambiando molto velocemente. Un esempio: le persone fragili sono più esposte ai rischi delle alte temperature e il sistema sanitario si deve adattare alla nuova pressione. Ma l'adattamento senza mitigazione, cioè senza riduzione delle emissioni per rallentare o fermare il cambiamento climatico, è insufficiente: se non si farà nulla, tra 10 anni, quando il sistema avrà finito di adattarsi alle condizioni di oggi, queste saranno peggiorate». Eppure di cambiamenti climatici sulla Terra ce ne sono stati molti. In cosa questo sarebbe diverso? «Ci sono stati cambiamenti della temperatura globale anche molto importanti e superiori a quelli che osserviamo ora. Ma tutti sono stati spiegati attraverso meccanismi fisici naturali, come le emissioni dei vulcani o i cambiamenti dei parametri orbitali del pianeta intorno al sole. Quello che stiamo osservando negli ultimi 200 anni, invece, è inedito dal punto di vista dell'intensità e della rapidità e non può essere spiegato da nessuna origine naturale ma solo dall'aumento dell'anidride carbonica prodotta dall'uomo che è stata immessa nell'atmosfera. Il pianeta da 6mila anni stava andando verso un progressivo raffreddamento che si è interrotto e invertito con l'aumento delle emissioni dopo la rivoluzione industriale. E l'aumento della temperatura va sempre più veloce perché la popolazione cresce e cresce la richiesta di energia per i processi produttivi. Con 7 miliardi di persone sulla terra e questo sistema economico stiamo entrando in un territorio inesplorato». --