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La Bce riunisce domani il Comitato direttivo per decidere di moneta e inflazione. Un eventuale scommettitore con bassa propensione al rischio potrebbe puntare su un rialzo dei tassi. Dal 9 giugno 2022 il Comitato direttivo dell'Eurotower (dopo 11 anni) ha statuito la fine dell'era dei tassi negativi. Quindi con un'inflazione persistente vi sono chance di aumenti d'interesse sugli strumenti di politica monetaria convenzionale di Francoforte (rifinanziamenti alle banche settimanali o giornalieri e rendimento dei depositi delle banche presso di sé).Analogamente suggeriscono recenti osservazioni. Infatti nell'ultimo Bollettino economico (4/2023) la Bce reitera l'idea che «i tassi siano fissati a livelli sufficientemente restrittivi da conseguire un ritorno tempestivo dell'inflazione all'obiettivo del 2%». Conseguentemente un nuovo aggiustamento all'insù sembrerebbe una scelta già fatta e solo da dichiarare. Recenti toni in materia della presidente della Bce Lagarde lo lascerebbero presagire. Nondimeno un giocatore più azzardato potrebbe scommettere a favore di una tregua dei tassi. A suggerirlo sono i brontolii che vengono dalla politica timorosa che il rigorismo della Bce crei recessione e destabilizzi i debiti pubblici rendendoli più costosi. Cui aggiungere la preoccupazione di perdita di consenso per l'ira del «popolo dei mutui a tasso variabile».È il gioco del cerino. La politica, Italia in prima fila, cerca di trasferire il rischio "perdita consenso" all'autorità monetaria. Che paventa un'alta onda inflattiva che ne spazzerebbe la credibilità. La questione trascende la dinamica dei prezzi per toccare politica e istituzioni. Difatti la posta in gioco è l'indipendenza e l'autonomia delle Banche centrali (Bc) imposte alla politica dalla grande inflazione di fine '900. E poi ereditate dalla Bce. La cui posizione è tutt'altro che tranquilla temendo la politica oggi più l'austerity che l'inflazione.Inevitabilmente la questione tocca l'altro lato dell'istituzione denaro. Cioè quello della finanza pubblica. Ciò porta al tema della riforma del Patto di stabilità. Prima sospeso per sopperire alle esigenze di liquidità sotto l'attacco epidemico, ora la "questione patto" torna. Il fatto è che esiste una relazione tra questo - fu una premessa necessaria alla nascita dell'euro - e le scelte della Bce. La necessità di coerenza tra le scelte di finanza pubblica degli Stati dell'Eurozona e la politica monetaria dell'Eurotower è spiegata dal professor Bruni. Da un lato se uno Stato è troppo "cicala" mette sotto pressione la politica monetaria adottata per la stabilità dei prezzi. Cioè la condiziona in senso opposto al voluto per evitare costi aggiuntivi sul resto dell'Eurozona. Poi se un Paese «troppo grande per fallire» minaccia default, allora Francoforte deve intervenire con politiche straordinarie.È un ricatto politico (salvo accettarne il default in stile Usa) verso la Bce che ne mette in pericolo l'autonomia e l'indipendenza. Questo anche per la reazione degli altri membri dell'Eurozona.Il come farlo è questione di trattativa politica sul Patto sui bilanci tra portatori d'interessi divergenti. Va invece evitata una situazione che porti al contempo moneta iper-espansiva per sostenere i deficit degli Stati assieme ad alti tassi d'interesse contro l'inflazione. Una schizofrenia suicida per l'Eurotower e l'Euroarea. Nell'immediato tocca alla Lagarde e al Comitato direttivo decidere sull'inflazione. La prima poltrona della Bce "scotta". --