Concorso esterno il chiarimento finale
Il tentativo è quello di chiudere una volta e per tutte le polemiche che hanno accompagnato le parole del ministro Nordio sul concorso esterno in associazione mafiosa. Parole che lo stesso Nordio adesso vuol chiarire, nel senso di un possibile inasprimento, e non di una limitazione o, peggio, di un affievolimento di quello che è stato un pilastro di tutte le inchieste di mafia degli ultimi trent'anni. E della necessità, come spiega il Presidente Mattarella, nel messaggio inviato a Palermo per l'anniversario della strage di via D'Amelio, di combattere le "zone grigie", i collaboratori dell'organizzazione mafiosa, oltre che i membri a tutti gli effetti. Ecco perché, nella giornata del ricordo di Borsellino, braccio destro di Falcone, e di uomini e donne delle loro scorte, Nordio ha cercato di discolparsi dall'accusa di voler fare un favore ai mafiosi e ai loro "collaboratori esterni". Confermando che l'ipotesi di una ridefinizione del reato, che attualmente esiste solo nella giurisprudenza della Cassazione, non è nel programma di governo; e che se mai dovesse esser presa in considerazione, lo sarebbe solo per inasprirla. Premessa, questo chiarimento del ministro, del doppio intervento della premier - lettera al Corriere della Sera e dichiarazione all'arrivo a Palermo - in cui, smentendo di aver scelto la cautela per la sua visita a Palermo a causa di possibili contestazioni delle frange più radicali dell'Antimafia, sostiene che le uniche contestazioni che può aspettarsi, a causa dell'operato del governo, che ha tra l'altro confermato l'ergastolo ostativo, sono quelle della mafia. Tutto bene quel che finisce bene, per carità. Ma già solo la contorta spiegazione finale dell'effettiva volontà dell'esecutivo su un reato sensibile come il concorso esterno motiva una domanda: il ministro, prima di muoversi su un terreno così impervio, non avrebbe fatto meglio a guardare il calendario, per chiedersi se fosse opportuno toccare l'argomento in coincidenza con l'anniversario di Borsellino? E non avrebbe dovuto domandarsi se fosse meglio parlarne prima con la presidente del Consiglio, nata politicamente sull'ondata di emozione sollevata dalla strage di via D'Amelio, e forse consultarsi anche con il capo dello Stato, fratello di una vittima della violenza mafiosa? --© RIPRODUZIONE RISERVATA