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Negli appunti manoscritti ritrovati a casa di Elisa Roveda, accusata di aver strangolato il figlioletto Luca di 11 mesi, emerge tutta la sofferenza della donna. Si sentiva sopraffatta, senza voglia di vivere, inadeguata anche nel suo ruolo di madre. Una sorta di diario intimo quello che gli inquirenti hanno rinvenuto nell'abitazione in Strada Mezzana a Voghera dove è avvenuto il delitto. Appunti difficili da datare, ma che è possibile collocare in un lasso di tempo di circa tre mesi, quando la depressione ha cominciato a prendere il sopravvento e a condizionare l'esistenza di Elisa, fino a trascinarla nel baratro. La donna, in stato di arresto, è ancora ricoverata nel reparto di psichiatria del San Matteo, sorvegliata a vista dal personale sanitario e piantonata dagli agenti della polizia penitenziaria. Gli scritti sembrano confermare che Elisa Roveda stava vivendo una fase critica, come avevano testimoniato i familiari sentiti dai carabinieri della compagnia di Voghera, a cominciare dal marito Maurizio Baiardi e dalla nonna materna del bambino, Angela Culacciati. fiore / A PAG. 22