Pnrr, la terza rata diventa un miraggio Mancano troppi alloggi per gli studenti
il casoAlessandro Barbera / ROMAIl 25 maggio: «Tranquilli, arriverà». Il primo giugno: «Arriverà prossimamente». L'8 giugno: «Spero arrivi questo mese». Il 15 giugno: «Spero arrivi questo mese o in tempi brevi». Il commissario agli Affari economici Paolo Gentiloni non sa più che inventarsi con i giornalisti quando lo incalzano sul destino della terza rata del Recovery plan. Nonostante siano passati ormai sei mesi dalla scadenza del 31 dicembre, i tecnici di Roma e Bruxelles non hanno ancora chiuso la trattativa che permetterebbe all'Italia di incassare i diciannove miliardi a disposizione. Come accade ormai ad ogni visita della premier nella capitale belga, ieri Raffaele Fitto era di nuovo nei palazzi delle istituzioni europee nel tentativo di superare quello che ha ormai i contorni di un pasticcio diplomatico. Mentre la premier partecipa al summit dei ventisette leader, il ministro degli Affari comunitari lascia il palazzo del summit e raggiunge Gentiloni nei suoi uffici, poco lontano. Fitto deve smussare gli angoli dopo l'attacco di mercoledì in Parlamento di Meloni e insistere perché la terza rata venga erogata entro la fine di luglio. «Fra le parti ci sono contatti costanti sulla terza e la quarta rata, sulla modifica del piano e sul capitolo integrativo di Repower Eu»: più che rassicurare, ciò che riferiscono dopo l'incontro fonti di governo danno l'impressione di uno stallo. Secondo quanto riferiscono fonti che si stanno occupando del dossier, l'ostacolo più grosso alla concessione della terza rata scaduta a dicembre 2022 riguarda l'obiettivo dei nuovi alloggi per gli studenti universitari. Le stime in mano alla Commissione all'inizio del Piano dicono che in Italia vive fuori dalla provincia di residenza solo un terzo degli studenti universitari, prova di scarsa disponibilità di posti e opportunità, soprattutto per i meno abbienti. Per questo il Pnrr prevede una serie di obiettivi intermedi per arrivare entro il 2026 a 60 mila nuove stanze, 13mila in più delle 47 mila calcolate l'anno scorso. In tutto, fra fondi nazionali e comunitari, ci sono a disposizione un miliardo di euro. Ebbene, entro lo scorso dicembre avremmo dovuto realizzare 7.500 posti, ma finora le tabelle fornite dal governo non hanno convinto i funzionari della Commissione. Non solo: fra tre giorni scade il termine per il raggiungimento degli obiettivi del primo semestre 2023, e il governo non ha ancora presentato un prospetto completo di come intende utilizzare le risorse aggiuntive per la transizione ecologica (Repower Eu, ndr), né delle modifiche complessive al piano, quelle da presentare inderogabilmente entro la fine di agosto e che dovrebbero permettere di spostare al 2029 i progetti infrastrutturali più complessi, quelli che non saranno mai terminati entro il 2026. Il governo si trova dentro una strettoia da cui non sta passando nulla. La discussione sulla quarta rata (vale 16 miliardi) è ormai subordinata alla revisione del piano, anche perché alcuni degli obiettivi di questo semestre - per esplicita ammissione di Fitto - non saranno raggiunti per intero: è il caso della costruzione dei nuovi asili nido. --© RIPRODUZIONE RISERVATA