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il casoFrancesco Semprini /new york Falle nel design e nei materiali usati per realizzare il sommergibile e un eccesso di fiducia che paragona drammaticamente la sciagura del Titanic con quella del Titan, il tutto sullo sfondo di possibili cause giudiziarie. Consumata la tragedia si fanno ora i conti con polemiche e critiche, ma soprattutto con l'opportunità di proseguire i viaggi sottomarini. E ancora su eventuali azioni giudiziarie a carico della OceanGate, la società marittima titolare delle proprietà e della gestione del sommergibile imploso negli abissi oceanici poco dopo l'inizio della missione di ricognizione del relitto del transatlantico. Il primo elemento ad emergere è che un sistema di rilevamento acustico militare progettato per individuare i sottomarini nemici ha captato per primo rilevanze sonore ritenute compatibili con l'implosione del sommergibile. I detriti del Titan recuperati suggeriscono che a un certo punto del viaggio si potrebbe essere verificato un cedimento letale della copertura primaria; in quel caso il sommergibile avrebbe subito una pressione immensa, equivalente al peso della Torre Eiffel, decine di migliaia di tonnellate. Questa compressione avrebbe causato una potente implosione del sommergibile disintegrando il suo corpo in fibra di carbonio e uccidendo all'istante i cinque passeggeri a bordo. Secondo la Guardia Costiera appare improbabile il recupero dei corpi delle vittime Hamish Harding, miliardario ed esploratore britannico, Stockton Rush, il numero uno di OceanGate, l'uomo d'affari pakistano Shahzada Dawood, suo figlio Sulaiman, e Paul-Henri Nargeolet, esperto marittimo francese. Nelle ultime ore sono emerse diverse falle nella sicurezza del Titan. Secondo gli esperti il problema del sommergibile era l'uso della fibra di carbonio, un materiale relativamente nuovo in termini di uso nelle spedizioni a elevata profondità, dove l'alluminio e il titanio sono privilegiati perché'in grado di sopportare meglio la pressione. La fibra di carbonio non è invece in grado di farlo e con l'elevata pressione rischia di deformarsi fino a provocare l'implosione. OceanGate, secondo il Washington Post, avrebbe potuto sottoporsi a controlli di tenuta più solidi seppure non obbligatori. Il presidente della Titanic International Society, la no profit fondata nel 1989 per preservare la storia del relitto, dopo la tragedia del sommergibile di OceanGate ritiene che sia arrivato il momento di valutare la possibilità di mettere fine a questi viaggi e dare precedenza a "un'ampia e approfondita inchiesta" sull'accaduto. Le rinunce di responsabilità firmate dai passeggeri del Titan potrebbero non proteggere l'azienda da potenziali azioni legali da parte delle famiglie delle vittime. Non è raro infatti che i giudici respingano tali clausole se vi sono prove di negligenza grave o rischi che non sono stati completamente divulgati. Le indagini saranno cruciali anche per capire chi si farà carico degli enormi costi di quattro giorni di ricerche. La prima stima provvisoria parla di oltre 6,5 milioni di dollari spesi per la caccia al Titan, ma per OceanGate il costo di eventuali azioni legali potrebbe essere ben più salato. Lapidarie infine le parole pronunciate da James Cameron, regista del film Titanic vincitore di un Oscar nel 1997, nonché esperto di esplorazioni negli abissi, secondo cui quanto avvenuto al Titan è paragonabile a ciò che potrebbe aver portato il transatlantico alla sua drammatica fine nel 1912 durante il suo viaggio inaugurale, ovvero un eccesso di fiducia. Cameron, che ha effettuato 33 discese sul relitto del Titanic, ha affermato in diverse interviste di essere rimasto «colpito dalla somiglianza con il disastro di oltre un secolo fa, dove il capitano fu ripetutamente avvertito della presenza di ghiaccio davanti alla sua nave, eppure si lanciò a tutta velocità in un campo di iceberg in una notte senza luna». Il regista, che è anche un progettista di sommergibili, ha poi definito la costruzione in fibra di carbonio del Titan fondamentalmente sbagliata. --© RIPRODUZIONE RISERVATA