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Lorenzo Lamperti / TaipeiAlla fine si sono parlati. Xi Jinping al centro. Ai due lati, Antony Blinken e Wang Yi. Già la prossemica dell'incontro nella Grande Sala del Popolo di Pechino dice molto. L'unica cosa rimasta uguale ai precedenti incontri di Xi coi segretari di Stato americani è il grande dipinto paesaggistico alle sue spalle. Ma, rispetto al passato, Xi non condivide più il centro della scena con il suo ospite.Dalla posizione centrale, il presidente cinese appare come grande cerimoniere tra Blinken e il capo della diplomazia del Partito comunista. Un ruolo in cui si può permettere di tirare le fila, salutando con favore i "progressi" compiuti nei colloqui. E di presentarsi all'uditorio globale da leader responsabile, quando sottolinea che «il mondo è grande abbastanza per accogliere il rispettivo sviluppo e la prosperità comune di Cina e Stati Uniti». Ma senza risparmiare una stilettata: «Nessuna delle due parti può modellare l'altra secondo i propri desideri, tanto meno privare l'altra del suo legittimo diritto allo sviluppo». Per poi chiedere agli Usa di «venire incontro alla Cina e mettere in atto azioni per stabilizzare le relazioni», tradendo la mancanza di disponibilità al compromesso. Il richiamo è alle sanzioni sui microchip e sul ministro della Difesa Li Shangfu, nonché alle iniziative americane di difesa nel Pacifico. Xi e Blinken hanno convenuto nel dire che la stabilità dei rapporti beneficia non solo Usa e Cina, ma il mondo intero. Il leader cinese cita anche il raggiungimento di accordi «su alcune questioni specifiche». Il riferimento sembra essere al via libera per un maggiore accesso reciproco per giornalisti, ricercatori e studenti. Blinken ha affermato in conferenza stampa che ci sarà un aumento dei voli diretti. Ma il pensiero va anche alla probabile visita di Xi a San Francisco per il summit Asia-Pacifico di novembre, dove potrebbe esserci un secondo bilaterale con Joe Biden dopo quello che dovrebbe avvenire a margine del G20 di Nuova Delhi a settembre. Se l'incontro con Xi è un risultato già di per sé, testimonianza della volontà di mantenere aperto il dialogo, non mancano certo i punti critici. Su tutti, il rifiuto da parte cinese di riavviare i meccanismi di lavoro e comunicazione nel settore della difesa, bloccati dallo scorso agosto dopo il viaggio di Nancy Pelosi a Taiwan. La Casa Bianca ci puntava, ma pare che Pechino voglia arrivare ai prossimi incontri in una posizione negoziale favorevole, spingendo magari nel frattempo per qualche concessione sul fronte economico. Blinken ha ribadito che gli Usa non vogliono il disaccoppiamento, ma una riduzione del rischio soprattutto sul fronte tecnologico: «Sarebbe disastroso, se l'economia cinese funziona è un beneficio anche per noi». Parziali concessioni anche sul fronte politico, col segretario di stato che ha sottolineato che la Cina ha promesso che non fornirà armi alla Russia e che «non ci sono prove» che ciò avvenga. Liquidata anche la vicenda del presunto pallone-spia, nonostante i risultati delle indagini sui reperti dell'aerostato non siano ancora stati diffusi: «Quel capitolo dovrebbe essere chiuso», ha detto Blinken a chiusura del viaggio. I momenti di maggiore frizione sono arrivati come sempre su Taiwan. Wang ha ribadito che sulla questione «non c'è alcun margine per compromessi o concessioni. Gli Usa devono aderire veramente al principio dell'unica Cina». Blinken ha garantito che Washington non sostiene l'indipendenza di Taiwan, utilizzando il tradizionale lessico americano che era però sparito al G7 di Hiroshima e allo Shangri-la di Singapore. Allo stesso tempo, ha accusato la Cina di «provocazioni» sullo Stretto e ha rivendicato la volontà di aiutare Taipei a difendersi, in ottemperanza al Taiwan Relations Act da sempre osteggiato da Pechino. Mancano comunque i richiami più bellicosi del recente passato, dal «giocare col fuoco» al «rischio di conflitto». Anzi, l'obiettivo principale degli incontri era proprio quello di confrontarsi per evitare incomprensioni sui temi in cui si è in disaccordo e stimolare una possibile cooperazione su quelli in cui si hanno interessi comuni. In tal senso, Blinken ha citato il cambiamento climatico, la sicurezza alimentare e il controllo del flusso di fentanyl e oppioidi verso gli Stati Uniti.Le due potenze non si fanno illusioni: la rivalità è qui per restare. I prossimi mesi e la gestione di eventuali incidenti come le collisioni sfiorate tra jet e navi militari, diranno se parlando si può riuscire a tenerla sotto controllo. --© RIPRODUZIONE RISERVATA