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il casoAntonio BarillàINVIATO A ISTANBULLe luci della Champions sul Bosforo. Tredici anni dopo il triplete di Mourinho, in fondo a una stagione contraddittoria, ombreggiata da 12 sconfitte in campionato ed esaltata da un cammino europeo travolgente, l'Inter accarezza il sogno di alzare la coppa più bella. Benché il diritto spetti al Manchester City, vittorioso in Premier League e FA Cup, anche stavolta, in tono minore, per i nerazzurri sarebbe un triplete: Supercoppa e Coppa Italia luccicano già nella sala dei trofei, diventano appiglio speranzoso perché confermano l'attitudine di Inzaghi alle finali: ne ha persa una ai tempi della Lazio contro la prima Juventus di Allegri, poi ne ha vinte sette di fila, l'ultima sempre contro i bianconeri e contro Max. Certo, stavolta è diverso. Vetrina internazionale e avversario gigante, l'icona Guardiola sulla panchina opposta e una squadra che schiuma classe ma impressiona per tattica e ritmo, quei Citizens che spendono e spandono da anni e comandano in Inghilterra (cinque titoli nelle ultime sei stagioni) ma non hanno coronato l'ambizione Champions, solo sfiorata nel 2021 quando s'arresero a Oporto al Chelsea di Tuchel.Altro appiglio interista: i Blues sconvolsero attese e promesse, a conferma che le gare secche sfuggono alle previsioni, possono vivere di episodi, guizzi e dettagli in grado di rovesciare le gerarchie. Aggiungeteci il disincanto opposto alle pressioni avversarie: il gruppo di Inzaghi è andato già oltre se stesso, è a un passo dalla fiaba e vuole viverla ma nessuno, in caso contrario, potrebbe imputar nulla, mentre Pep dovrebbe dar conto di un miliardo e mezzo di euro investiti nel tempo per puntare al trono. «Se vinciamo saremo la squadra più forte d'Europa - osserva lui -, se perdiamo saremo la seconda e non è male». Calmissimo, in apparenza, benché confidi di sentire le farfalle nello stomaco. «Sono i più forti al mondo - riconosce Inzaghi - ma noi siamo qui con merito. Combatteremo centimetro dopo centimetro con gambe, testa e cuore: stiamo realizzando solo ora che cosa abbiamo fatto, insieme siamo arrivati qui e insieme cercheremo l'impresa».Nei corridoi dell'Hilton, l'hotel del ritiro, si respira serenità, la tensione è naturale ma non dà l'impressione di tracimare, ci credono i tifosi che bivaccano davanti all'ingresso e colorano Istanbul di nerazzurro. Sono in ventimila, sperano d'essere testimoni della quarta Champions della storia, la prima estranea alla famiglia Moratti e, oltre i confini nerazzurri, la prima di una proprietà straniera in Italia. Loro s'appigliano anche a statistiche fragili, coincidenze spacciate per segni del destino, ricordano che nel 1965 il West Ham vinse la Coppa delle Coppe e pochi giorni dopo l'Inter quella dei Campioni. E con loro tifano i turchi, schierati in massa con Calhanoglu: c'è anche Gundogan dall'altra parte ed è comunque un orgoglio, lui però ha scelto la Germania. A increspare la fiducia il ruolino del City, sconfitto quest'anno appena 7 volte in 60 partite, interprete di un gioco che è grande bellezza, intensità e palleggio, organizzazione e talento, spinta esterna, verticalizzazione e convergenza su Haaland, recordman del gol (52) che però non segna da quattro partite, eternità per un marziano come lui. L'hanno pagato 60 milioni, il prezzo della clausola rescissoria, e Grealish è costato addirittura 115: esempi sufficienti per rimarcare un'altra differenza profonda che legittima i pronostici e promette di assegnare i connotati dell'impresa al successo dell'Inter: l'undici tipo non raggiunge il costo del centrocampista di Birmimgham, il parco calciatori del City vale 1.05 miliardi contro i 534,45 milioni dell'Inter, la squadra di Inzaghi trabocca di parametri zero e affari low cost, diventa modello di sostenibilità che non tradisce tradizioni e non intacca ambizioni. Inzaghi dovrà puntare su ripartenze, pressing, dighe laterali e infilzate improvvise, ma oltre la tattica conteranno cuore e sacrificio. Il vecchio made in Italy per spezzare l'incantesimo che ha tolto il sorriso a Roma e Fiorentina. --© RIPRODUZIONE RISERVATA