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Paolo Baroni / ROMAAd aprile la produzione industriale è crollata a picco: -7,2% su base annua (e -1,9% sul mese precedente). Per trovate un dato peggiore bisogna tornare al luglio del 2020 in piena pandemia. Solo farmaceutica e la produzione di mezzi di trasporto si salvano dalla gelata, tutti gli altri comparti invece vanno a picco. Il colpo è pesante, ma il governo non drammatizza anche se si profila il rischio di dover rivedere le stime sopra le attese relative alla crescita del nostro Pil perché la gelata potrebbe proseguire a maggio. «Nella produzione industriale i dati risentono anche del fatto che si è arrestata una parte dell'industria europea ed essendo noi un grande paese esportatore, soprattutto nei mercati europei ed avendo una filiera industriale integrata a quella tedesca, questo comporta delle conseguenze anche nel nostro sistema industriale» ha spiegato ieri il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. Però, «nel contempo - ha proseguito il ministro - ed è questa la forza straordinaria del nostro paese, quando dicevano che bisognava specializzarsi in una filiera e che l'industria andava trasferita in altri continenti noi abbiamo resistito, le nostre imprese hanno resistito. Produciamo in tutti i settori primari, in agricoltura e quindi agrindustria e siamo al secondo posto in Europa nell'industria manifatturiera, nonché leader in turismo e servizi; quindi se rallenta uno dei settori anche per contingenze internazionali, altri trainano: ed è anche per questo che è un grande fondo di investimento statunitense ha detto che il paese dove investire è l'Italia».Stando ai dati forniti ieri dall'Istat quello registrato ad aprile è il quarto calo mensile consecutivo della produzione: -1,9% rispetto a marzo, -1,3% la media dei mesi che vanno da febbraio ad aprile rispetto ai tre mesi precedenti. Si tratta di «una caduta marcata» nota l'istituto di statistica. Variazioni negative caratterizzano, infatti, sia i beni intermedi (-2,6%) che i beni strumentali (-2,1%) e, in misura meno marcata, i beni di consumo (-0,4%) e l'energia (-0,3%). Su base tendenziale il calo colpisce tutti i settori: solo per per i beni strumentali la riduzione è modesta (-0,2%), mentre è «molto ampia» per l'energia (-12,6%), i beni intermedi (-11%) di cui si «nutrono» le imprese ed i beni di consumo (-7,3%) su cui indicono le difficoltà di tante famiglie. Dalla débâcle si salvano solo la produzione di mezzi di trasporto (+5,7%), la raffinazione del petrolio (+2,1%) e la farmaceutici, sia quella di base che i preparati (+0,6%). Di contro ben quattro comparti fanno segnare cali superiori al 10% su base annua: l'industria del legno, della carta e della stampa perde addirittura il 17,2%, le forniture di energia elettrica e gas il 13,6%, chimica e metallurgia entrambe il 10,9%. Male anche attività estrattive e produzione di apparecchiature elettriche (entrambe -9,7%), gomma-plastica (-8,9%), tessile-abbigliamento (-8,6%) come pure il comparto alimentare-bevande-tabacco in calo del 5,6%.«La situazione è preoccupante - segnala per questo Federalimentare in una nota -. Nonostante l'impegno dell'industria alimentare nell'assorbire quanto possibile l'aumento dei costi per cercare un equilibrio tra garantire la tenuta della domanda e salvaguardare la sopravvivenza delle imprese, permane una significativa flessione della domanda, che lascia intravedere un secondo semestre dell'anno molto difficile». «Altro che ripresa record, questa è una Caporetto sia per le imprese che per il Paese» commenta l'Unione nazionale consumatori. Mentre il presidente del Codacons Carlo Rienzi punta il dito contro «il macigno dell'inflazione» ed «i prezzi alle stelle» che inevitabilmente deprimono i consumi e danneggiano l'industria. Confcommercio arriva addirittura a mettere il forse le previsioni di crescita del nostro Pil. Il netto calo della produzione industriale, secondo l'Ufficio studi dell'associazione, rappresenta «un indubbio campanello d'allarme sullo stato di salute della nostra economia». L'«evidente rallentamento» dell'attività in questo secondo quarto dell'anno, dopo un primo trimestre molto al di sopra delle aspettative, «stando a quanto emerge dal sentiment di famiglie e imprese, potrebbe aver caratterizzato anche il mese di maggio». Per questo dopo l'ondata di revisioni al rialzo per la crescita dell'anno in corso, ormai collocata sopra l'1%, conclude la nota di Confcommercio, «è opportuno riflettere sulla circostanza che tale risultato non è scontato né già acquisito». --© RIPRODUZIONE RISERVATA