Senza Titolo
m. grazia piccaluga«Ma il Max al vegna?» chiede una signora in là con gli anni agli inflessibili custodi che presidiano l'ingresso dell'Auditorium San Tommaso. «No, oggi si presenta solo chi vuole fare la comparsa» le risponde una voce indistinta che esce dal serpentone in attesa in piazza del Lino. Venticinque gradi all'ombra, percepiti almeno trenta. Ma pur di strappare una particina nella nuova dramedy Hanno ucciso l'Uomo Ragno - La vera storia degli 883 (titolo provvisorio) si sopporta anche il caldo.La prospettiva è di rivedersi prossimamente su Sky e in streaming su NOW nella serie a puntate diretta da Sydney Sibilia e ispirata alla storia vera di Max Pezzali e Mauro Repetto, capaci di dar vita, da giovanissimi, a un progetto - gli 883 - diventato un vero e proprio fenomeno nazionale e generazionale.Ingresso blindatoOre 14, prima convocazione. L'ingresso è vietato ai curiosi e ai giornalisti. Al banchetto per le registrazioni sono inamovibili. Passano solo le aspiranti comparse, in attesa già da un bel po' sotto il sole. Studenti, uomini e donne della generazione X (nati tra gli anni Sessanta e Ottanta), mamme che provano a candidare i figli, giovanissimi fan di Max Pezzali. Rebecca Calò ha appena sostenuto l'esame di Diritto dell'esecuzione penale e si lancia nella fila, insieme a un'amica, per tentare il colpo. Prima di lei c'è Maria Incampo, 52 anni: conosce ormai a memoria tutte le canzoni di Max che il figlio 17enne le ripropone in loop. «Abito qui vicino, perché non provare? Certo a mio figlio sarebbe piaciuto di più ma è ancora minorenne». Attenti al look«Tu non tagliare i capelli, vanno bene così» un'addetta alla produzione apostrofa un ragazzo con la camicia a fiori e una testa di boccoloni neri. E aggiunge. «Questo lo dico per le donne: presentatevi solo se siete disposte a ritoccare eventualmente il colore dei capelli, deve essere omogeneo per adeguarsi alla moda degli anni Ottanta». Poi invita la massa a spostarsi sull'altro lato della strada, all'ombra. Gaia Martorello, 18 anni, da Sartirana, si guarda la chioma corvina e sorride ottimista. «Ho anche un diploma di recitazione professionale della Universal film - dice - per me sarebbe una bella occasione. Per ora lavoro nel doppiaggio. Ma un film su Max, beh.... Mi sono vista in un mese tre suoi concerti a Milano e Torino». Ci spera anche Francesca Ferri, 23 anni, di Pavia, capelli lisci e neri che scivolano lungo la schiena.Ci sono fan di Max Pezzali ma anche molti studenti universitari che puntano ad arrotondare un po' con la diaria prevista per le comparse. Non manca però chi ha nostalgia dei ruggenti anni '80-'90. Gianluca Montagna, classe 1971, infermiere, era adolescente proprio in quella decade. «Facevamo scuole diverse ma capitava di incontrarsi in qualche bar quando si bigiava - sorride - Sono qui per gioco e un po' per nostalgia. E anche perché sono legato alla musica degli 883». Da Piacenza arriva Claudio Spalazzi, 55 anni. Con camicia di jeans e borsello a tracolla sarebbe già pronto per la parte. «Venivo spesso nel Pavese, al Fontanile, al Celebrità - racconta - Bei tempi». Fa la comparsa anche in una produzione musical su Romeo e Giulietta che uscirà a Natale. C'è chi cerca lavoroHa già una certa esperienza anche Corrado Manenti, 59 anni, pavese doc. «Le canzoni di Max Pezzali mi piacciono. La mia preferita? - allarga le braccia - "Hanno ucciso l'uomo ragno" ovvio. Spero mi prendano, servono persone di tutte le età. Io ho già lavorato in Stem Cell di Giuseppe Di Giorgio, ambientato a Pavia. Facevo il poliziotto. E nel film "La scelta impossibile" diretto nel 2018 da Samuele Dalò, che tra l'altro è pavese». Anche Simone Gaigher, 50 anni, da Caravaggio, spera in un'occasione di lavoro: «Ho fatto una parte in Nero fiorentino, sul mostro di Firenze, diretto da Saccomanno» dice.Srefano Re, 45 anni, di Pavia più che se stesso vorrebbe portare i suoi "tesori": il Ciao teen, la maglierra del Charro, il giubbino di jeans Casucci, un Vespino. Tutti originali di quell'epoca. Oggi, dalle 9 alle 19, si replica. --