Cadono calcinacci via delle Carceri chiusa al traffico per ore

VIGEVANO Pezzi di tegole che crollano al suolo dall'edificio ottocentesco delle carceri. Ieri è stata chiusa per alcune ore al traffico l'omonima strada, che collega via dei Mulini con piazza Lavezzari: a due passi dall'ex tribunale ma anche dal castello. I vigili del fuoco hanno rimesso in sicurezza nel pomeriggio la copertura: l'edificio è stato dismesso con la realizzazione della nuova casa di reclusione dei Piccolini negli anni Ottanta, ed è rimasto del Demanio, per poi ospitare la polizia giudiziaria che agiva per conto della vicina procura della Repubblica sino a una dozzina di anni fa.Ieri, dopo una segnalazione, la polizia locale ha chiuso al traffico via delle Carceri, un centinaio di metri tra il retro di una palestra e l'edificio storico che ospitava i detenuti. Già l'anno scorso erano sorti problemi di stabilità: anche in quel caso tegole spostate dal maltempo e dall'incuria hanno creato allarme. E dire che gli spazi avrebbero notevoli possibilità in chiave di rilancio. Realizzati nel 1819, sfruttano una superficie complessiva di 1.055 metri quadrati su tre livelli. Dal 2010 sono stati esposti dei cartelli commerciali, proprio perché il bene demaniale è stato posto in vendita. Il prezzo iniziale di stima è stato di 600mila euro, ma già nel 2019 la richiesta si era ridotta alla metà: 301.300. A renderlo appetibile, di per sé, non l'aspetto abbastanza sobrio (facciata di mattoni a vista e inferriate alle finestre) ma la posizione centrale. A lasciarlo però invenduto è sicuramente la necessità di preservane l'aspetto esteriore per i vincoli della Soprintendenza: per dove sorge, infatti, potrebbe diventare esclusivamente un condominio. Impossibile, come per il vicino macello, arrivare a una completa demolizione. Nella campagna elettorale del 2020 la lista civica Vigevano Futura ne suggerì il riutilizzo in progetti di utilità sociale, per gli altri partiti e movimenti le sorti avrebbero dovuto seguire quelli dell'ex macello e dell'ex tribunale. --Oliviero Dellerba