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il retroscenaNiccolò Carratelli / Roma L'aria non è ancora da resa dei conti, ma è meglio restare a presidiare il Nazareno. Di prima mattina Elly Schlein decide di annullare la sua missione a Bruxelles. Avvisa gli eurodeputati del Pd che si collegherà con loro da remoto, rinvia l'appuntamento con i colleghi del gruppo socialista e con la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola. Dopo la pesante sconfitta alle amministrative e la turbolenta riunione della segreteria di lunedì sera non può dare l'impressione di scappare, di voler evitare il confronto con chi, dentro al partito, critica e chiede chiarimenti. Quelli che la accusano di «sparire troppo spesso dal dibattito politico» o sostengono che si sia isolata troppo, circondandosi di fedelissimi (c'è chi ironicamente parla di «tortellino magico») che però sono ancora corpi estranei nel Pd, oltre che distratti da altri incarichi. Sul banco degli imputati ci sono, ad esempio, Igor Taruffi e Davide Baruffi: uno schleiniano, l'altro bonacciniano, rispettivamente responsabili Organizzazione ed Enti locali del partito, entrambi anche assessori di Stefano Bonaccini in Emilia-Romagna. «Per rigenerare il partito serve un impegno a tempo pieno, non gente a mezzo servizio», è uno dei commenti dalla minoranza dem. Poi c'è chi imputa alla segretaria di essere stata poco incisiva in campagna elettorale, impegnandosi solo negli ultimi due giorni prima dei ballottaggi, pur con la giustificazione di aver dedicato una giornata alla visita delle zone alluvionate. «Ma abbiamo perso anche ad Ancona, dove lei ha fatto il comizio finale», ragiona un parlamentare, scettico sull' "effetto Schlein". Ad applaudirla in prima fila, ad Ancona, c'era anche l'ex deputata Alessia Morani, che ora la invita a far «vivere il pluralismo interno». La difesa è affidata al capogruppo al Senato, Francesco Boccia, convinto che «Elly è esattamente dove dovrebbe essere: nelle piazze, nelle fabbriche, nei luoghi del bisogno». E poi invita tutti a fare «un'analisi onesta» del voto, perché «quando Schlein si è insediata, tutte le alleanze erano chiuse, così come le liste. Fatte dal gruppo dirigente precedente, di cui io per primo facevo parte». Parole che non vanno giù a molti e che provocano la reazione stizzita di Monica Nardi, storica portavoce dell'ex segretario Enrico Letta: «Lo scaricabarile, vi prego, no. Letta le amministrative le ha stravinte e per due anni di seguito. Poco dopo ha perso (male) le politiche. Ma non ha cercato alibi e non ha mai sparato contro nessuno del Pd». I dirigenti e i parlamentari della minoranza dem, ma anche molti sostenitori della segretaria, aspettano ora la convocazione della direzione nazionale per la prossima settimana: un appuntamento che segue per prassi ogni tornata elettorale. E che probabilmente sarà il primo passaggio complicato per Schlein, da quando è alla guida del partito. Non basterà sottolineare, come la leader ha già fatto e come ha certificato anche YouTrend, che le liste del Pd sono comunque state le più votate in quasi tutti i capoluoghi chiamati alle urne. Nessuno intende attaccare Schlein frontalmente o metterla in discussione a poco più di tre mesi dalla trionfale notte delle primarie, piuttosto «aiutarla a trovare la rotta giusta», come dice un senatore dem, visto che «il vero test sarà tra un anno alle europee». Quando si voterà con il proporzionale e non ci sarà «l'alibi» delle mancate alleanze per giustificare un risultato al di sotto delle aspettative. La leader pubblicamente tace, ma nel collegamento con i parlamentari di Bruxelles (che hanno confermato capo delegazione il bonacciniano Brando Benifei) assicura di essere «molto determinata nel percorso verso le europee, con proposte concrete per risolvere i problemi delle persone e sulla visione di Europa». L'obiettivo è non fiaccare la crescita nei sondaggi e, allo stesso tempo, parare i colpi ai fianchi da parte dei 5 Stelle, che nei prossimi mesi, al Nazareno tutti se lo aspettano, non potranno che intensificarsi. E avranno gioco facile se Schlein si muoverà come durante la riunione con gli eurodeputati, in vista del voto di domani a Strasburgo sul piano che punta ad aumentare la capacità produttiva europea di armi. La linea della segretaria: ribadire il sostegno militare all'Ucraina, ma dicendo no all'uso delle risorse del Pnrr e del fondo di coesione, quindi appoggiando emendamenti in questa direzione. Il punto è che questa impostazione sarà probabilmente bocciata all'interno del gruppone dei socialisti, mettendo i deputati dem di fronte alla scelta di votare o meno il provvedimento così com'è. Alla fine, il Pd si dirà contrario a spendere in armi i soldi del Pnrr, ma poi non potrà che votare a favore (con almeno un paio di defezioni). Un po'come sugli inceneritori: non vanno costruiti, a parte quello di Roma. Perfetta sintesi delle difficoltà del Pd a guida Schlein. --© RIPRODUZIONE RISERVATA