Su internet attacchi anonimi La ferita resta aperta anche oggi
il casopaviaUna carriera che non sarebbe abbastanza rilevante da meritare un posto su Wikipedia, l'enciclopedia gratuita e collaborativa che esiste dagli albori del web. Così recita un avviso in apertura della pagina dedicata a Andy Rocchelli: «Al netto del fatto di sangue avvenuto e del relativo processo, la carriera di giornalista del Rocchelli non è particolarmente rilevante e non si capisce se può rientrare nei criteri» definiti dalla comunità. Segue un suggerimento agli utenti, che possono contribuire alla stesura delle voci enciclopediche poi soggette a processi di revisione: «Puoi aiutare aggiungendo informazioni verificabili e non evasive sulla rilevanza, citando fonti attendibili di terze parti e partecipando alla discussione. Se ritieni la voce non enciclopedica, puoi proporne la cancellazione». Non si è fatta attendere la risposta di chi, fin dagli albori, ha avuto a cuore il caso del fotoreporter pavese ucciso dai mortai ucraini: «La memoria di Andy non si tocca» dice Giacomo Bertoni, osservatore e editor di Ossigeno per l'informazione, che ha moderato l'incontro di ieri mattina al liceo Copernico e quello del pomeriggio al collegio Cairoli. «Le sue fotografie hanno scosso l'opinione pubblica, soprattutto dopo la grande visibilità che hanno avuto dopo la sua morte. Gli scatti che ha realizzato raccontano notizie, non opinioni personali». Una traccia tale da meritare una rilevanza sulla più importante enciclopedia online: «Il suo lavoro è servito per fare memoria della guerra nel Donbass - dice Bertoni - Rocchelli è stato capace di raccontare anche i fatti che non ci piacciono». Un secondo avviso che appare appena sotto il primo recita: «La neutralità di questa voce o sezione sugli argomenti giornalisti e fotografia è stata messa in dubbio», per via dei toni «enfatici» utilizzati e perché la voce sarebbe «strutturata in un modo da attribuire, in modo inequivocabile, all'esercito ucraino la volontà di uccidere dei civili inermi», nonostante sia corroborata da decine di fonti giornalistiche (da Avvenire a L'Espresso, passando per Repubblica e aktre fonti) che a loro volta raccontano la vicenda giudiziaria. «Tre gradi di giudizio hanno accertato la verità sui fatti - conclude Bertoni - e non si possono negare». --