contro il razzismo
la giornataFrancesco Moscatelli / MilanoUn secco no alle «nefaste concezioni di supremazia basate sulla razza», una critica «lucida e serrata al nazionalismo esasperato», la centralità dei diritti umani, la legittimità della resistenza davanti «alle aggressioni e alle ingiustizie», il pericolo delle classi dirigenti che assecondano i «mutevoli umori» della loro base elettorale piuttosto che «dedicarsi a costruire politiche di ampio respiro, capaci di resistere agli anni e di definire il futuro». Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella sceglie la casa milanese di Alessandro Manzoni, e l'inizio delle celebrazioni per i 150 anni dalla morte del «maestro indiscusso di tante generazioni di letterati e patrioti», per lanciare una serie di messaggi netti sull'attualità politica perché come tutti i grandi artisti «parla tuttora all'uomo di oggi, alle sue inquietudini e alle sue ricerche di senso», ma soprattutto perché era «popolare ma non populista». Partendo dall'episodio dell'incontro di Fra Cristoforo e Don Rodrigo - «dell'umiltà, della sete di giustizia e dell'umanità da un lato e dell'arroganza, della protervia e della prepotenza dall'altro» - il Capo dello Stato riflette su diritti universali, democrazia e diritto internazionale. Nel mirino finisce innanzitutto il lessico politico contemporaneo. «A proposito del Romanticismo e del Risorgimento italiano si cita spesso la triade Dio, Patria e Famiglia, quasi in contrapposizione alla triade della Rivoluzione Francese, Libertà, Eguaglianza, Fraternità. È una cesura eccessivamente schematica - spiega Mattarella -. Il romantico e cattolico Manzoni, in verità, non rinnega i valori della Rivoluzione Francese, anzi, li approva e li condivide, insistendo soprattutto su quello più trascurato, la fraternità». Mattarella si spinge fino a rintracciare nelle pagine ottocentesche del Manzoni i semi di quelle che sarebbero diventate due testi cardine del Novecento: «Nell'idea manzoniana di libertà, giustizia, eguaglianza e solidarietà si può scorgere una anticipazione della visione di fondo della Dichiarazione universale dei diritti dell'Uomo del 1948. Una carta fondamentale, nata dopo gli orrori della Seconda guerra mondiale, che individua la persona umana in sé, senza alcuna differenza, come soggetto portatore di diritti, sbarrando così la strada a nefaste concezioni di supremazia basate sulla razza, sull'appartenenza e, in definitiva, sulla sopraffazione, sulla persecuzione, sulla prevalenza del più forte. Concetti e assunti che sono espressamente posti alla base della nostra Costituzione repubblicana». Sul fronte dei diritti appare nitido il riferimento a quelli di chi cittadino non è. «Nella visione di Alessandro Manzoni è la persona, in quanto figlia di Dio, e non la stirpe, l'appartenenza a un gruppo etnico o a una comunità nazionale, a essere destinataria di diritti universali, di tutela e di protezione» dice Mattarella. Altrettanto forte è il passaggio sul sovranismo. «Dai diritti dell'uomo la concezione manzoniana si allarga a quella del diritto internazionale e dei rapporti tra gli Stati, dove si ritrova una critica lucida e serrata al nazionalismo esasperato - prosegue -. Perché la moralità, la fraternità e la giustizia devono prevalere sugli odi, sugli egoismi, sulle inutili e controproducenti rivalità». Concetti ribaditi nel suo intervento anche dal sindaco di Milano Beppe Sala per cui Manzoni oltre a essere un «padre della patria» - e colui che «ha contribuito alla nascita della lingua italiana», come ha rivendicato il governatore lombardo Attilio Fontana - è alla base «dei valori dello spirito ambrosiano e della Costituzione repubblicana: la libertà, la solidarietà e la giustizia». Ma Mattarella, citando i paragrafi dei Promessi Sposi dedicati alla peste, affronta anche alcuni temi chiave per il futuro delle democrazie: il rapporto fra potere e opinione pubblica, i pericoli derivanti dall'uso «distorto e aggressivo dei social media» e «dall'accentramento dei mezzi di comunicazione nelle mani di pochi», dalla «disinformazione organizzata e dai tentativi di sistematica manipolazione della realtà». E quelli, ancora maggiori, relativi «alla tendenza, registrabile in tutto il mondo, delle classi dirigenti ad assecondare la propria base elettorale, piuttosto che dedicarsi a costruire politiche di ampio respiro». Questioni ricordate poco prima anche dal presidente onorario del Centro Nazionale Studi Manzoniani e presidente emerito di Intesa Sanpaolo Giovanni Bazoli, che ha sottolineato come la pandemia e la nuova traduzione americana dei Promessi Sposi curata dall'italianista Michael Moore stiano contribuendo a una riscoperta del Manzoni. «Era il 26 febbraio 2020 quando, a lockdown non ancora proclamato, il preside di un liceo milanese, primo fra tutti, scriveva una lettera ai propri studenti invitandoli a leggere i capitoli 31 e 32 dei Promessi sposi - ha raccontato Bazoli -. In quelle pagine, avvertiva, c'è già tutto: l'idea della pericolosità degli stranieri, lo scontro violento tra le autorità, la ricerca spasmodica del paziente zero, il disprezzo per gli esperti, la caccia agli untori, le voci incontrollate, i rimedi più assurdi, l'emergenza sanitaria». --© RIPRODUZIONE RISERVATA