Interisti tutti a Istanbul? Ricordo un ritorno da Atene su una vecchia Simca
Come arrivare a Istanbul? I tifosi dell'Inter ne discutono. Andare in aereo costa una fortuna (siamo attorno ai mille euro), anche se ci sono i voli low cost e altre comodità un tempo sconosciute.Questa è la cronaca puntuale di quanto accaduto esattamente 40 anni fa: finale di Coppa Campioni fra Juventus e Amburgo, allo stadio Olimpico di Atene. La Juve di Giovanni Trapattoni è data per favorita. Nei bar, fra i tifosi, la febbre sale.Il mio amico Antonio, tifoso juventino fino al midollo, è un buon giornalista sportivo ma segue solo i dilettanti (la squadra cittadina non arriva mai oltre la serie C). Ecco, lui vorrebbe proprio andare. Ne parla con Mauro, il fotografo dei giornale. Di prendere l'aereo non se ne parla, tutti e due hanno una paura tremenda. Finiscono con il coinvolgere Gianfranco, un gommista (anche lui juventino) che aveva un'officina a due passi dal giornale. Si va in macchina. Con quella del gommista, una Simca 1000. "E' un viaggio da matti", dico io. Ma vengo zittito.vecchie cartineSulle scrivanie della redazione Sport appaiono le cartine dell'Europa. La strada segnata passa da Lubiana, Zagabria e Belgrado (allora in Jugoslavia) per andare poi a Sofia, Salonicco e quindi Atene. Adesso vai a vedere su Google e ti dice che si possono fare i 2.113 chilometri in 23 ore e 49 minuti. Sì, ma allora l'autostrada si fermava a Trieste e poi erano tutte le strade statali. Comunque la febbre sale. Le discussioni sul viaggio si spostano spesso al bar di sotto. Te giorni prima della finale, si mette in moto la Simca 1000, con il suo bagaglio di uomini e speranze. Ovvio che bisogna contenere i costi. L'auto viene riempita di panini, carne e tonno in scatola, bibite e bottiglioni di thè (le borracce termiche erano ancora da inventare. È un maggio piuttosto caldo e poi ad Atene sarà già estate. Sono previste soste a Belgrado e Salonicco. Poi l'arrivo ad Atene la mattina della partita e la ripartenza il giorno dopo.Naturalmente i tre si sono procurati i biglietti (il giorno prima sono andati a prenderli direttamente a Torino, sempre con la Simca, per provare guida e motore). Non c'erano telefoni cellulari e noi, spettatori interessati alla spedizione, non possiamo far altro che sostare davanti al telefono della redazione Sport. «Tenetelo libero, che deve chiamare Antonio da Atene», è il messaggio a tutti i colleghi. La mattina della partita, il 25 maggio, i tre sono ad Atene. Antonio telefona. È andato tutto bene. Sono finiti i panini, le bibite e il thé, ma la Simca è stata un fulmine. La febbre è alle stelle. La sera, in ufficio, accendiamo la tivù. La Juve va in campo con Zoff, Gentile, Cabrini, Bonini, Brio, Scirea, Bettega, Tardelli, Paolo Rossi, Platini e Boniek. Dopo 9 minuti, contro tutte le previsioni, segna l'Amburgo con Magath e il risultato non cambierà più.silenzio e delusioneAntonio ci chiama la mattina dopo. «Prendiamo il caffè e ripartiamo verso casa". Ovvio, neanche una parola sulla partita. E' mezzogiorno quando Antonio richiama: la Simca 1000 ha fatto solo due chilometri e si è bloccata: si è rotto il cambio, entrano la prima e la seconda. Impossibile mettere la terza. I tre fanno sapere che andranno a cercare una concessionaria Simca. Io, che ero stato in vacanza in Grecia qualche anno prima, consiglio subito di andare a Patrasso e prendere il traghetto per Brindisi. "Ci sono solo 200 chilometri, possiamo farli in seconda", risponde Antonio. In effetti non ci sono alternative. Chi l'aggiusta il cambio di una Simca ad Atene nel 1983? Nessuno.A meno di aspettare magari una decina di giorni. Il terzetto parte e ci mette 24 ore per arrivare all'imbarco di Patrasso. Poi una notte in traghetto e lo sbarco a Brindisi. Lì ci sono la concessionaria e l'officina Simca ma la risposta è terribile: «Non abbiamo i pezzi di ricambio, devono arrivare dalla Francia».Antonio richiama. Ormai sono incaricato di fare da bussola, di dare consigli. Mi sposto alla redazione Sport, per stare tutto il giorno vicino al telefono. Non posso chiamare, perché loro non hanno un punto di riferimento. I viveri, mi dicono, sono finiti già ad Atene. E stanno finendo i soldi (il Bancomat era entrato in funzione solo da un mese e nessuno in Italia, praticamente, ce l'aveva).Impossibile, concordiamo tutti quanti in redazione, restare bloccati a Brindisi per una settimana, in attesa del ricambio dalla Francia. E allora, che cosa fare? Ecco la decisione finale, il consiglio da dare ad Antonio quando chiamerà: avete fatto Atene-Patrasso in seconda? Potete fare anche Brindisi-Milano.E' la decisione finale. I tre ripartono col morale sotto i tacchi . In più sono affamati e sporchi (non sono più stati in un albergo). Dice oggi Google (che allora non c'era) che si possono fare i 995 chilometri in 10 ore e 22 minuti? Si, ma non con una Simca che va solo in seconda. Tre giorni dopo il terzetto arriva a casa. Le mogli sono delle vipere. Loro, poveretti, hanno davvero vissuto l'inferno. Addosso, come una beffa, anche la maglietta celebrativa dell'evento. C'è scritto: "Atene 1983. Io c'ero". The end. --