Senza Titolo

inviato a Sant'Agata sul Santerno Aveva un cane di nome Dylan. Aveva un gatto con cui parlava. Era stata cassiera nei supermercati e si era trasferita a Roma, prima di tornare a vivere qui, a Sant'Agata sul Santerno, a casa. La signora Neride Pollini viveva sola, orgogliosamente sola a 89 anni. «Diceva di essere un po' selvaggia. Perché una volta io l'avevo rimproverata. Si era fatta male a una gamba, ma aveva voluto rimettersi in piedi troppo presto. Così si era fatta male una seconda volta. Non era selvaggia, Neride. Era buona e simpatica. La mia vicina di casa preferita, mi ha regalato la sua amicizia e questa giacca che adesso è come un abbraccio. Non posso pensare a quello che le è successo. Era a letto immobilizzata. Quando è arrivata l'onda». La signora Alessandra Borghetti dice tutto questo tremando per il dolore, è infangata dalla testa ai piedi. «Anche io ho rischiato di fare la fine del topo». Il nome di questo paese forse contiene il suo destino. Un paese sul fiume. L'argine del Santerno si è spaccato all'altezza del ponte della ferrovia. E adesso che l'acqua si è ritirata, è possibile vedere il percorso terrificante dell'onda di piena. C'è un solco nero nella vegetazione, i cartelli stradali piegati storti sulla strada principale, le auto come lanciate ai lati. Davanti al numero 28 di via San Vitale, sul muro di casa, il livello è di oltre 3 metri d'altezza. Non è qualcosa di discutibile. I muri fissano il livello del disastro. La signora Neride Pollini, sorella di Iride e di Elide, abitava al piano terra. Ora i suoi mobili sono impantanati e sventrati. Sono assurde le case dopo il finimondo. «L'hanno trovata con le braccia alzate, sotto l'armadio della camera da letto. Segno che Neride ha provato a resistere. E non mi stupisce affatto, era una donna molto combattiva. Ma cosa poteva fare di fronte a una furia del genere?». La vicina si chiama Elena Rak. È molto sconsolata, come tutti qui. «Non dovevano essere lì. Erano anziani. Erano soli. Erano malati. Non si può morire così». Anche il parroco di Sant'Agata sul Santerno, don Claudio Ghergel, è sconsolato. La sua chiesa è piena di fango fino all'altare. Tutti i banchi sono rovesciati. Anche lui sta cercando di fare quello che fanno tutti: spala e lava, spala e mette via montagne di fango e vita in disgrazia. Ma è un lavoro improbo, quasi senza senso. Adesso il don si sciacqua la faccia e dice: «Sono arrabbiato. Dovevano aprire le paratie prima che il fiume esplodesse. Dovevano portare in salvo le persone più fragili». Se usa il plurale è perché un altro anziano di questo paese è morto annegato in casa. Si chiamava Giovanni Sella, era nato nel 1934. Il barbiere di Sant'Agata sul Santerno. Tutti lo conoscevano, perché aveva tagliato i capelli a ogni cittadino. Avevo perso l'unico figlio per una leucemia, aveva condiviso questo dolore e tutta la vita con la moglie Giuliana. La casa è di due piani. E lui, da un po' costretto sulla sedia a rotelle, ha convinto la moglie a salire al piano di sopra. «Ha detto: "Vai! Vai! Salvati almeno tu! Affacciati sopra e chiedi aiuto"». Così è andata. La moglie Giuliana Sella è stata tratta in salvo da lassù. Ma lui è rimasto sotto, perché non poteva salire. Tutta la loro vita era al piano di sotto: la cucina, il soggiorno e la camera da letto. Non si fanno quelle scale in sedia a rotelle. «Ci sono le foto che galleggiano nel fango», dice la nipote Simona Guiducci. «Facevano le gite con Bob Viaggi. Erano stati anche a Praga e Parigi. Sempre insieme. E quando erano insieme potevano fare tutto. Sapete cosa mi ha chiesto lei? Di prendere il sugo rosso appena fatto nella dispensa. Non si è resa conto di quello che è successo al piano di sotto. Non ha idea di come sia ridotta questa casa. Non lo sa. O forse non lo vuole sapere». L'alluvione ha ucciso i più fragili. I più soli. Su quattordici vittime accertate, tredici avevano più di 70 anni. Sono storie che si assomigliano, pur essendo uniche. Per esempio: Delio Foschini e Dorotea Dalle Fabbriche, marito e moglie, 73 e 71 anni. Li hanno trovati uno accanto all'altro al piano terra della loro abitazione di due piani. Perché erano scesi là sotto? Forse per staccare la corrente di un frigorifero, forse per spostarlo. Forse per prendere qualcosa da mangiare. Sono morti affogati, oppure folgorati. Il figlio li cercava, anche con un appello pubblico: «Abbiamo i genitori isolati! Il loro cellulare squilla dalle 19, ma non rispondono. Abbiamo chiesto l'intervento di qualcuno, ma nessuno è andato. Spero che con le prime luci del giorno facciano un giro a casa loro». Andare non era facile. Come si è accorto anche un amico di famiglia, rimasto impantanato con il trattore. Il Comune di Russi, che è stato completamente invaso dalla piena, ha risposto così: «I vigili del Fuoco sono gli unici autorizzati ad intervenire in sicurezza. Ma i suoi genitori hanno un primo piano. Cercate di stare tranquilli, anche se capisco che sia tutto fuorché facile. L'acqua qui sta facendo grandi danni ma almeno non è molto alta». Il telefono era al piano di sopra e squillava a vuoto, loro erano al piano di sotto morti. Sono tutti morti ai piani bassi. Oppure sono morti fuori, spesso nel tentativo di opporre un gesto di normalità alla furia della tempesta. Come Marinella Maraldi e il marito Sauro Manuzzi che erano usciti insieme, per mettere al riparo i cani e gli attrezzi della loro azienda agricola a Ronta di Cesena. È un'ostinazione di abitudini. È una solitudine che non trova modo di mettersi al riparo. Giamberto Pavani, 75 anni, originario di Ferrara, abitava da solo a Castel Bolognese. I vicini se ne erano andati, lui è stato trovato senza vita nella sua abitazione: galleggiava di schiena in soggiorno. È la strage degli anziani. Il quattordicesimo morto dell'elenco è stato scoperto ieri mattina dai vicini. Si erano salvati appena in tempo. E per la prima volta, proprio ieri, dopo tre giorni, cercavano di tornare nelle case invase dalla piena del fiume Lamone in via della Valle a Faenza. Erano scappati tutti, tranne lui. Giordano Feletti, 79 anni, vedovo. «Ho l'alloggio al terzo piano», diceva per rassicurare tutti. Il terzo piano. Ma l'hanno trovato nel giardino davanti a casa, riverso nel fango. E nessuno saprà mai come sia finito lì. --© RIPRODUZIONE RISERVATA