La "repubblica" di Pigna e il medico partigiano

Roberto LodigianiTanto si è parlato, e scritto, di Montefiorino, della Val d'Ossola e anche di Varzi (fino all'imprescindibile "L'altra guerra" di Giulio Guderzo), le zone libere partigiane che rappresentarono dei ceffoni in faccia agli occupanti tedeschi e al governo fantoccio di Salò, oltre che una feconda anticipazione della futura Italia democratica. Assai meno di Pigna, l'enclave ribelle (dell'Imperiese), nella Liguria presidiata da ingenti forze nazifasciste (la Wehrmacht temette fino all'ultimo uno sbarco alleato) che resse per un paio di mesi, tra il 29 agosto e l'8 ottobre 1944. Il libro a cura dello storico Paolo Veziano (Fusta editore), con i contributi di Giorgio Caudano e Graziano Mamone, che verrà presentato domani alle 18 alla Ubik-Delfino di piazza Cavagneria, colma ora questa lacuna, regalandoci un ritratto esauriente di ciò che rappresentò quell'esperienza e delle sue svariate implicazioni. L'incontro sarà introdotto da Gipo Anfosso, docente delle superiori e scrittore; modera Pierangelo Lombardi, presidente di Istoreco (Istituto per la Storia della Resistenza e dell'età contemporanea).La storia«Abbiamo avuto nella Resistenza la repubblica di Domodossola e nessuno ha parlato di quella di Pigna. Eppure Pigna non ha nulla da invidiare a Domodossola per l'asprezza dei combattimenti, la tenace opposizione dei tedeschi, che per quasi due mesi tutti i giorni attaccarono anche con artiglierie, e lì la V brigata (partigiana) scrisse le sue più belle pagine, anche se non avevamo alle spalle l'ospitale Svizzera». L'amara riflessione di Armando Izzo, il comandante "Fragola" della brigata d'assalto garibaldina nell'estremo ponente ligure è riportata da Veziano. Izzo aveva ragione: l'esperienza di Torriglia, nell'entroterra di Ventimiglia fu realmente significativa, un'oasi di democrazia e libertà nella bufera dei rastrellamenti tedeschi, culminati con la distruzione del villaggio di Molini di Triora, e che tenne occupate le forze nemiche in una zona considerata di particolare valore strategico dagli alti comandi nazisti dopo lo sbarco angloamericano in Provenza (operazione Anvil-Dragoon).Il medico partigiano AnfossoNell'incontro di domani alla Delfino, Gipo Anfosso parlerà delle vicende del padre Leo, classe 1920, che dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, iscritto al quinto anno di Medicina a Pavia, si unì alle prime formazioni partigiane dell'entroterra di Imperia. «Papà - spiega Anfosso - pur non avendo ancora concluso gli studi, si diede subito da fare per curare i feriti e i malati, spesso in condizioni terribili. Faceva parte della brigata Nuvoloni, che agiva nella zona di Triora, mentre la repubblica di Pigna era più a ovest, a ridosso del confine francese. Gli capitò di dover recuperare un ferito, d'inverno, a oltre duemila metri di quota e di doverne nascondere alcuni nei castagni cavi, per sottrarli alla caccia dei nazifascisti». Anfosso conserva gelosamente la foto del padre (mancato nel 1967) mentre sfila a Sanremo nei giorni della Liberazione, con accanto la partigiana "Signorina". --© RIPRODUZIONE RISERVATA