Il capitano si smarca ma non vuole rompere

Se qualcuno - tra chi scommette sull'ipotesi che Meloni sulle riforme istituzionali prenderà una musata - ha cominciato a sperare in Salvini, dopo lo smarcamento a sorpresa della Lega nel giorno delle consultazioni, si metta il cuore in pace. Il leader leghista ha perfino più interesse della premier a portare avanti il percorso riformatore, perché è consapevole che se si blocca il presidenzialismo, automaticamente si blocca l'autonomia differenziata, l'obiettivo che intende concretizzare - ma Meloni non glielo ha affatto garantito - prima della scadenza delle Europee del 2024. Perché allora martedì, durante i colloqui con le opposizioni, ai quali partecipava come vicepresidente del consiglio, il Capitano ha mandato avanti i suoi a dire che il premierato, ipotesi subordinata che Meloni aveva sciorinato davanti ai suoi interlocutori, non era nei patti né nel programma di governo? La risposta è che Salvini sa bene come il presidenzialismo, stando ai sondaggi, abbia un alto tasso di gradimento presso gli elettori, e non vuole lasciare all'alleata tutto il merito dell'eventuale realizzazione della riforma.Specie se questo risultato dovesse essere conseguito rinunciando all'elezione diretta del Capo dello Stato, per non creare imbarazzo a Mattarella, e ripiegando, si fa per dire, sul capo del governo. Se questa fosse la strada, dovrebbe essere chiaro fin dall'inizio che è stata scelta da tutto il destra-centro, con un negoziato interno tra i leader della coalizione e con La Lega che agisce da forza moderatrice per assicurare garanzie al ruolo del Parlamento.Va da sè che in questa trattativa faccia a faccia Salvini terrebbe il punto sull'unica cosa che gli interessa: l'autonomia. E per il resto chiederebbe solo di condividere l'insieme delle riforme. Quanto alla possibilità che, un attrito sulle istituzioni oggi, un altro sulle nomine domani, e magari un altro ancora sul Pnrr dopodomani, il rapporto tra i due principali alleati della maggioranza possa davvero logorarsi, non se ne parla. Il Capitano porta ancora sulla pelle le cicatrici della terribile estate del 2019, tra il Papeete e la crisi del governo gialloverde: quando partì per suonarle - puntando sulle elezioni anticipate dopo poco più d'un anno di legislatura -, e poi finì suonato. --© RIPRODUZIONE RISERVATA