Senza Titolo
il reportageGiulia Zonca INVIATA A NAPOLI Ora che c'è e che pesa nel primo giorno di Napoli campione, si scopre che questo scudetto ha più potere di quanto si potesse immaginare. È solo il quarto che arriva dal Sud e il dato va oltre la retorica del Paese ipoteticamente spaccato in due uscita dall'ultimo aggiornamento Istat a tema e datato 2021. Quattro è un numero smilzo, snello ed essenziale che racconta come solo un eccezionale e altrettanto estemporaneo Cagliari e il Napoli siano riusciti a spostare le coordinate del nostro campionato. Non vuole più essere la vittoria del Sud ribelle contro il sistema gestito al Nord, ma resta il successo di chi ha tanti motivi per sfoggiarlo. E più voglia di condividerlo. Ci ha pensato il trenino euforico della Salernitana, dopo il pari della settimana scorsa, a chiarire che il Meridione non è una terra senza confini o campanili e non è tutta lì a gioire compatta per il titolo di una parte per il tutto eppure più questo scudetto diventa evidente e più si allarga. Ieri la squadra è arrivata all'aeroporto militare di Gazzanise, nel casertano, abbracciata da una regione più che da una città. Il tweet più rimpallato su ogni social o sito è quello di Salvini, cinguettio vecchio di 10 anni, custodito apposta per essere per essere riproposto. Come i maccheroni avanzati per la frittata. È venuto buono con il tempo: «Napoli... Italia... Boh». Ecco, uno scudetto materializza una precisa geografia, dice che dopo 20 anni di spartizione calcistica tra Torino e Milano, esistono altre latitudini e questa non vuole essere una deviazione, ma una bretella. NapoliItalia, tutto attaccato perché persino al laboratorio Ska, centro sociale del quartiere più storico, si parla di «sistema imprenditoriale». Lì dove Napoli si fa militante, nella zona incollata all'università ancora pregna di movimenti altrove ormai appassiti, non hanno certo mai sfoggiato amore per De Laurentiis e infatti non lo nominano, però si usa comunque spudoratamente la parola «modello», mescolata alla musica (ottima) e ai fuochi d'artificio sparati dal tetto. Canzoni fino a tarda ora e gente in strada e orgoglio sventolante oltre l'alba. È già chiaro quando si spengono gli amplificatori. Stesse scene altrove, vale ovunque e cambiando l'estrazione sociale degli abitanti non si posta nulla: sul lungo mare che ha vissuto momenti frenetici e fotografie romantiche, dentro i vicoli dove i napoletani, a un certo punto, sarebbero pure crollati per stanchezza solo che non c'era più lo spazio per farlo. Al Vomero strabordante di bandiere, a Chiaia che non ci teneva affatto a essere elegante.La città era perfettamente apparecchiate e dopo ore di sfacciata baldoria, con qualche tumulto, dovrebbe riassestare i balconi, riattaccare i nastri di azzurro filante che ora penzolano, togliersi il mascara colato, raccogliere i vetri sparsi dagli infiniti brindisi. Per la festa ufficiale del 4 giugno si rimetterà in splendido ordine, solo che il mattino dopo il terzo titolo della propria storia si piace così. Un po' sfatta, provata dalla sua notte euforica.Il risveglio è subito molto consapevole, dopo aver ballato e urlato non rimane la sbornia, piuttosto ma la concretezza vinta insieme con il campionato. Napoli che piace, Napoli da record, Napoli che accoglie, Napoli che sceglie e le contraddizioni ovviamente stanno tutte lì, pure con il morto attribuito alla camorra che non c'entra con il calcio, ma con la città un po'sì, però è chiaro che tutta la Napoli filtrata dalle tv di ogni dove abbia saputo dare un'immagine di sé inedita, matura. Evoluta.Essere arrivati fuori dai confini italiani con le facce dello scudetto, quelle in campo a Udine e quelle in strada o allo stadio Maradona riempito di passione, dà un ulteriore strappo a etichette logore. Napoli non è solo una meta turistica, non è unicamente la città ideale di Maradona, è una piazza d'Italia che sa funzionare e impazzire, come tanti altri posti in questo Paese, perfettamente connessa e in linea con questo Paese. A prescindere dagli aggiornamenti Istat.Le arrivano messaggi e complimenti di continuo, pure dall'account ufficiale del Dios, gestito dalla moglie, anche dagli ex come Koulibaly: «Abbiamo dovuto aspettare tanto ma è fatta. Questo gruppo ci ha reso felice. Hanno combattuto per un intero popolo. Sì, faccio parte dei tifosi oggi» e non è scontato né il sostegno così verace, né l'attenzione alla parole, la scelta di «popolo» che comprende molto più di un'area ed esalta un modo di essere senza bisogno di rinfacciarlo. Non è lo scudetto che sottolinea le differenze tra Nord e Sud, è quello che accorcia le distanze. --© RIPRODUZIONE RISERVATA