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L'intervistaL'ennesimo calo dei consumi, che segue l'aumento dei tassi della Bce si aggiunge alle preoccupazioni di Leopoldo Destro, presidente di Confindustria Veneto Est, la seconda associazione imprenditoriale d'Italia che raggruppa le province di Rovigo, Treviso, Venezia e Padova: «Certo, il Pil ha dato ulteriori segnali di crescita nel primo trimestre dell'anno, con una progressione superiore alle attese, ma non possiamo non notare un rallentamento degli investimenti. E l'aumento dei tassi condizionerà ulteriormente le decisioni degli imprenditori. Ci auguriamo che il governo renda strutturale il taglio del cuneo fiscale per i lavoratori». I consumi calano perché le retribuzioni in Italia sono tra le più basse d'Europa. «Il Decreto lavoro va in questa direzione. Il taglio del cuneo fiscale va incontro ai lavoratori e aiuta le famiglie in questo momento di inflazione. Ci aspettiamo che non sia una manovra a tempo». Del decreto lavoro preoccupa il ritorno alla precarietà. «Le aziende in realtà tendono a stabilizzare rapporti di lavoro. Anche perché con le difficoltà che ci sono a trovare personale qualificato non avrebbe senso. Anzi, vorrei proprio cancellare l'idea dell'imprenditore che vuole licenziare. Noi vogliamo trattenere i nostri dipendenti, soprattutto i giovani». Si potrebbe cominciare con gli aumenti salariali: le aziende registrano utili record. «È vero. Una parte deve farla il governo. E si è messo in moto con fringe benefit e cuneo fiscale. Un'altra le aziende con la contrattazione di secondo livello, ma utilizzando anche strumenti alternativi allo stipendio che, lo sottolineo, resta fondamentale. I giovani oggi guardano al progetto d'azienda, alle prospettive di carriera e formazione e alle condizioni di lavoro. Dal welfare allo smart working. Se mettiamo le persone nelle condizioni di lavorare bene e in serenità, sarà più facile coinvolgerli». Il richiamo dell'estero, con salari più alti e costo della vita inferiore è sempre più forte. «Abbiamo un territorio stupendo e grandi aziende. Se sapremo metterci in gioco, mettendo i lavoratori nelle condizioni di stare bene, saranno gli altri a volere venire da noi». Nel frattempo gli occupati aumentano. «Sì, ma la situazione in prospettiva è preoccupante. In Veneto Est stimiamo che entro giugno serviranno 135 mila assunzioni. Si tratta, per lo più, di figure professionali, con un taglio tecnico. Purtroppo fatichiamo a trovarle». Perché? «Il problema principale riguarda la spirale demografica. E poi c'è il nodo formazione». Per quanto riguarda il primo, l'Inps ha chiaramente detto che serve aumentare i flussi migratori. «Sono d'accordo, ma va fatto bene. Entro il 2030, nella nostra area, avremo meno di 200 mila residenti in età lavorativa e 230 mila over 65. Una spirale demografica insostenibile. Se il lavoro aumenta, come accadrà, dovremo far fronte a questo problema. Non possiamo pensare di risolverlo con una qualsiasi politica di natalità: per quanto efficacie, avrà effetto tra 15/20 anni. Serve una visione a medio-lungo termine sulla migrazione. Prendiamo esempio dalla Germania: tra il 2011 e il 2021 ha raddoppiato il numero di stranieri da 6 a 11 milioni. In Italia, nello stesso arco temporale, sono passati da 4 a 5 milioni. E poi dobbiamo investire sulla formazione tecnico e professionale: le esigenze delle imprese sono cambiate e la scuola deve continuare ad adeguarsi». -- giu. bal.© RIPRODUZIONE RISERVATA