Morto per l'infezione contratta in ospedale Asst condannata
Maria Fiore / VIGEVANOEra arrivato in ospedale a Vigevano in condizioni di salute già molto compromesse, ma una volta in reparto aveva contratto una grave infezione batterica. Il paziente morì poche settimane dopo. Ora per gli eredi è arrivato il risarcimento del giudice Francesco Forcina: oltre 110mila euro ai familiari che avevano fatto causa all'Azienda socio sanitaria territoriale, attraverso l'avvocata Michela De Carolis. Secondo il giudice, che ha valutato le conclusioni dei consulenti, nel decesso di Giuseppe D'Oca, detenuto ergastolano morto a 59 anni il 2 agosto del 2016, ha avuto un ruolo proprio l'infezione contratta in ospedale. Dal procedimento civile non sono emerse certezze sul fatto che gli operatori sanitari abbiano messo in pratica le procedure di prevenzione previste per evitare le infezioni, che sono molto frequenti negli ospedali. Da qui la decisione di risarcire, considerando tuttavia che l'infezione ha solo concorso a una situazione già molto grave. Ai due familiari, moglie e figlio dell'uomo, sono stati riconosciuti 58mila e 52mila euro, oltre a 9mila euro di spese legali. la vicendaSulla gravità delle condizioni di salute i familiari avevano già sollecitato l'amministrazione penitenziaria a rivedere la detenzione. Secondo i parenti, infatti, le patologie di cui il detenuto soffriva erano incompatibili con il carcere. Del caso si erano occupate anche alcune associazioni che tutelano i diritti dei reclusi. Il quadro, comunque, era precipitato nel mese di maggio. Il detenuto arriva al pronto soccorso dell'ospedale di Vigevano, in condizioni già gravi, e sottoposto a un intervento. Il 28 giugno le sue condizioni peggiorano. In poco tempo arriva la diagnosi di infezione batterica, che porta al decesso, il 2 agosto 2016. I familiari si rivolgono a un avvocato e fanno causa: secondo i parenti il decesso è avvenuto perché non ci sarebbe stata una adeguata prevenzione delle infezioni. I consulenti hanno confermato come le infezioni siano, soprattutto nei reparti di terapia intensiva, causa di elevata mortalità. Hanno anche accertato che le procedure erano state previste dalla direzione sanitaria, ma non hanno potuto verificare che gli operatori le avessero messe in pratica. la sentenzaL'uomo era morto alcune settimane dopo la diagnosi di infezione batterica per insufficienza respiratoria e shock settico. Infezioni che, secondo il consulente, hanno pesato sulle patologie già esistenti, tra cui un tumore. Per il giudice Francesco Forcina «é stata quindi provata una relazione causale tra l'infezione e il decesso di Giuseppe D'Oca - si legge nella sentenza -, mentre non è stato dimostrato che le attività organizzative di prevenzione delle infezioni siano state messe in pratica». --