A Canepanova era ospite fisso «In città lo conoscevano tutti»

la storiapaviaL'ultima volta che hanno visto Giovanni Piccolo era venerdì: «Tutta Pavia conosceva Giovanni», dice Vitaliano Casagrande, cuoco della mensa di Canepanova. «Veniva da noi anche quando faceva il muratore, forse perché i soldi non gli bastavano. A volte non riusciva a ritirare il sacchetto del pranzo perché faceva tardi al lavoro. Poi non so cosa l'abbia fatto scivolare in strada». Si ricorda di lui anche Enrico Mascotto, frate e responsabile della mensa di Canepanova alle prese con una macedonia in quantità sovrabbondante rispetto agli ospiti del sabato: «Veniva da noi da parecchio. Era una persona bella e socievole. Forse un po' fora, ma bella», dice il frate con uno spiccato accento veneto. Di lui si ricordano anche le volontarie della mensa: «Si vedeva spesso anche sui mezzi pubblici - raccontano - spesso trascinava con sé dei sacchetti neri come quelli della spazzatura pieni di oggetti che spesso raccattava in giro. C'erano delle volte in cui il suo carattere si faceva più irruento e altre in cui era calmissimo e ti salutava sempre volentieri». Una situazione, quella del senza dimora morto nel rudere sul Lungoticino che aveva eletto come riparo, dove è difficile tracciare il confine tra la scelta di vita e il disagio psichiatrico: «Era una persona che aveva bisogno d'aiuto - fa eco una seconda volontaria - ma è difficile riuscire a offrire assistenza a chi non vuol farsi convincere». --Si.P