Vigo, l'highlander del Csi a sessant'anni gioca ancora a calcio nell'Us Parasacco
il personaggioA sessant'anni, Alessandro Vigo gioca ancora a calcio, con la stessa passione di quand'era ragazzo. Fa parte dell'Us Parasacco, squadra del campionato Amatori a 7 Csi, così abile e tenace da essere un esempio per i più giovani e così innamorato del pallone da fargli dire che non ha alcuna intenzione di appendere le scarpette al chiodo. Al Parasacco è arrivato dopo una lunga trafila in Prima e Seconda categoria. Prima dell'inizio di ogni stagione, arriva, puntuale, la convocazione in squadra, perché la sua presenza è fondamentale e lo è anche per i tifosi che vedono in lui un importante riferimento. Perché se c'è chi è avvantaggiato dalla giovane età, riuscendo a correre più velocemente, lui fa comunque leva sull'esperienza.«So come dosare le energie e so dove posizionarmi al momento opportuno - racconta -. Gli anni di differenza non sono un problema, i ragazzi in campo mi dimostrano una profonda stima e un grande rispetto». Stima che riceve anche dai tifosi: «Ne ammiriamo la passione, la serietà, l'umiltà e il rispetto per gli avversari, qualità ormai rare che Alessandro sa trasmettere alle nuove leve. La sua presenza è stata determinante anche per creare un gruppo unito che dà vita ad un buon calcio e ottiene ottimi risultati - dice Carlo Maiocchi, residente a Parasacco, frazione di Zerbolò -. Questo suo amore per il pallone lo accompagna da tutta la vita e siamo felici che continui a giocare con l'Us Parasacco, una società a livello amatoriale, ma ben organizzata».Vigo nasce a Milano e i primi calci li tira nei campetti tra i palazzi vicini alla Stazione Centrale, sognando un campo vero. «Sogno che si realizza quando la mia famiglia si trasferisce a Motta Visconti - spiega -. Prima ho giocato nel campo dell'oratorio, poi in quelli sparsi tra le province di Milano e Pavia: Marcignago, Casorate, Mottese, Landriano, Carbonara, alla Scala di Pavia. Ho ricoperto i ruoli di difensore e attaccante, adesso gioco a centrocampo. Di giorno lavoro nel negozio che fu di mia madre, la sera mi alleno, mentre la domenica c'è la partita». Quell'appuntamento che, ormai quarant'anni, scandisce la sua vita.--Stefania Prato