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Paolo Baroni / ROMADopo il varo del Codice degli appalti o «Codice-Salvini» come l'ha subito ribattezza la Lega suonando la grancassa, scoppia il caso-Anac. È bastato infatti che il presidente dell'Anticorruzione Giuseppe Busia rinnovasse le sue critiche al nuovo Codice che è subito partita la richiesta di dimissioni. La sua colpa? In prima battuta mercoledì il presidente dell'Anac aveva segnalato la scarsa trasparenza ed il rischio che con le nuove regole, che intervengono pesantemente sul meccanismo degli appalti, rischiassero di ridurre la concorrenza, sostenendo tra l'altro che «fare in fretta non significa assolutamente fare bene». Poi ieri, ventilando tra l'altro il rischio che con gli affidamenti diretti sotto i 140 mila euro il sindaco o il dirigente di turno potesse affidare i lavori all'amico dell'amico, ha rilanciato le sue critiche. Frasi che il responsabile enti locali della Lega, Stefano Locatelli, ha definito «gravi, inqualificabili» aprendo poi il fuoco di fila di tutta la Lega contro l'Anac. «Se parla così di migliaia di sindaci e pensa che siano tutti corrotti, non può stare più in quel ruolo» ha poi aggiunto Locatelli, definendo poi Busia «prevenuto, non neutrale e quindi non credibile». A stretto giro Busia ha rettificato il suo pensiero («amministratori corrotti? Assolutamente no, i sindaci sono eroi») e dopo queste dichiarazioni anche la Lega ha ammorbidito i toni, tanto chee fonti del ministero delle Infrastrutture hanno fatto filtrare «grande soddisfazione e sollievo per l'evidente correzione di rotta». «Busia ci ha ripensato ed ha corretto una frase bizzarra» ha commentato a sera Salvini, mentre dal Mit evidenziavano che i contatti tra il ministro ed il presidente Anac «non sono mai venuti meno, nemmeno nelle ultime ore. Il ministro non si sottrae al confronto costruttivo per il bene del Paese e al fianco degli amministratori locali». Le durissime reazioni della Lega «evidentemente - hanno concluso le stesse fonti - sono servite per un chiarimento». Tutte le opposizione hanno invece definito «inaccettabile» l'attacco della Lega ad una autorità indipendente come l'Anticorruzione che, tra l'altro, tra i suoi compiti ha anche quello di vigilare sull'affidamento e l'esecuzione dei contratti pubblici. «L'attacco che questo governo sta facendo al Codice degli appalti ci preoccupa molto in prospettiva per il Paese» ha dichiarato la segretaria del Pd Elly Schlein che si è detta «molto, molto colpita dall'attacco sfrenato al presidente dell'Anac». A ruota tutto il vertice dem si è schierato con Busia, a partire dai nuovi capigruppo Braga a Boccia, e dagli ex ministri Delrio e Orlando. «La colpa di Busia è solo quella di denunciare con forza le criticità del nuovo codice appalti - hanno spiegato -. Dietro la richiesta della velocizzazione si nasconde l'abbassamento della qualità dei lavori e il rischio sempre più forte di infiltrazioni ancora più massicce della criminalità organizzata. La destra sappia che le preoccupazioni di Busia sono le nostre». Accuse pesantissime hanno poi scatenano la controreazione della Lega coi capigruppo di Camera e Senato, Molinari e Romeo, che a loro volta hanno accusato i Dem di «voler screditare imprenditori e migliaia di sindaci italiani considerati tutti come potenziali criminali» appoggiando l'uscita di Busia. Anche i 5 Stelle hanno definito «sguaiato e inaccettabile» l'attacco della Lega al presidente dell'Anac, «un'aggressione inconcepibile nel merito e del tutto sgrammaticata dal punto di vista istituzionale». «Sconcertati per i toni minacciosi» anche la presidente dei senatori di Azione-Italia Viva Raffaella Paita, il segretario di +Europa Riccardo Magi, il leader di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni e Angelo Bonelli dell'Alleanza Verdi Sinistra, tutti solidali con Busia. Per la Cgil «il nuovo codice dei contratti è un vero e proprio salto all'indietro, una controriforma che rischia di aprire ampi varchi a mafia e corruzione». Domani, in segno di protesta gli edili di Cgil e Uil scenderanno in piazza in 5 città italiane: Torino, Roma, Napoli, Cagliari e Palermo. Al loro fianco ci sarà anche la Funzione pubblica della Cgil. Caustico il commento a fine giornata di Matteo Salvini: «La Cgil va in piazza? È il segnale che sarà un buon codice». --© RIPRODUZIONE RISERVATA