Molti stranieri e qualche studente 200 invisibili che lavorano a cottimo
Sandro Barberis / paviaTanti stranieri, qualche studente. Tutti accomunati dalla necessità di far quadrare i conti, anche solo qualche mese, in attesa di un lavoro migliore o di un trasferimento altrove. Nell'attesa lavorano con un contratto a cottimo, senza sindacalizzazione come riscontrato anche da un infiltrato della Cgil. Questo l'identikit dei rider pavesi. Sono almeno 200 in provincia di Pavia, 100 solo in città a Pavia. «Difficile avere un censimento continuo - spiega però Fabio Fasani, sindacalista della Cgil che fino ad alcuni mesi fa ha seguito i rider -. Molti fanno questo lavoro anche solo per pochi mesi». La maggior concentrazione, come detto, è a Pavia città. Basta passare ogni sera in piazza Vittoria per avere capannelli di rider in attesa delle chiamate che arrivano tramite le applicazione per cellulari delle piattaforme a cui sono iscritti. Deliveroo è la più diffusa a Pavia, poi c'è anche Just Eat e altre. Di recente proprio Deliveroo ha annunciato di aver attivato i propri servizi anche a Vigevano, Voghera e altri centri della Lomellina tra cui Mortara e Gambolò. «A Pavia però c'è pochissima sindacalizzazione tra i rider, se si passa stasera in piazza Vittoria si vedono delle facce. Tra tre mesi molti di loro non si vedranno più e ce ne saranno altri - evidenzia Camillo Moroni, sindacalista della Nidil Cgil di Pavia la sigla che si occupa delle nuove identità di lavoro -. Sono per lo più persone straniere che fanno questo lavoro per necessità, ma solo per qualche mese. Poi cambiano, spesso lasciando la città. Così come gli studenti che svolgono questo impiego come lavoro per arrotondare il tempo che serve». La scarsa sindacalizzazione fa sì quindi che i rider pavesi abbiano un contratto di lavoro saltuario con le piattaforme. Loro si iscrivono, mettono a disposizione bicicletta (spesso elettrica) e cellulare. E poi aspettano la chiamata, raggiungendo il locale che ha cucinato il cibo e poi portandolo al cliente. «Sono pagati a cottimo, ma è la piattaforma a stabilire dove e come lavorano - aggiunge Moroni -. Per questo noi riteniamo ci sia un vincolo di subordinazione. Invece con i contratti a cottimo la piattaforma paga solo le ore lavorate. Ma non riconosce ferie e permessi». Infatti a Pavia, la Cgil, non registra vertenze di lavoro. «A Milano e altri grandi città il quadro è diverso, ci sono state cause di lavoro vinte - aggiunge il sindacalista Moroni -. In particolare Just Eat ha così avviato contratti di lavoro del settore logistica. Paga fissa e diritti come ferie, malattie e infortuni. Che invece mancano con i contratti a cottimo». «Prima della pandemia anche a Pavia si sta muovendo qualcosa, persone che volevano tramutare il rider in un lavoro stabile - ricorda il sindacalista Fasani, che per anni ha seguito i rider -. Poi la pandemia ha cambiato tutto, ora i rider a Pavia fanno questo lavoro solo per pochi mesi». --