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Il casoDanilo Ceccarelli / parigiSeppur minima, una prima vittoria il movimento di protesta contro la riforma delle pensioni di Emmanuel Macron l'ha ottenuta: l'annullamento della visita in Francia di Re Carlo III. Il sovrano britannico era atteso a Parigi per un soggiorno che sarebbe durato fino a mercoledì, con un programma denso di eventi: cena di Stato a Versailles, intervento in Senato, passaggio all'Arco di Trionfo e degustazioni di vini a Bordeaux. Un'agenda fuori luogo agli occhi della contestazione, organizzata in un momento in cui nel resto del Paese si respira un clima di tensione sociale alle stelle che potrebbe esplodere nuovamente martedì durante la decima giornata di proteste e scioperi. Se mantenessimo la visita «non saremmo seri e mancheremmo di un certo buon senso», ha commentato Macron da Bruxelles al termine del Consiglio europeo, spiegando che una nuova data potrebbe essere fissata «a inizio estate». L'idea di ricevere Carlo e Camilla ostentando un'opulenza da Ancien régime, mentre fuori continua il caos con montagne di spazzatura bruciata, manifestazioni e scontri, non deve essere sembrata una buona idea. Tanto più che qualche sindacalista aveva promesso di rovinare il soggiorno del Re. La decisione è stata presa da Parigi e Londra dopo una telefonata tra Macron e Carlo, secondo l'Eliseo, anche se Downing Street ha specificato che la cancellazione del viaggio è avvenuta su richiesta della Francia. «La riunione dei re a Versailles dispersa dalla censura popolare», ha esultato su Twitter il leader della gauche radicale Jean-Luc Mélenchon. Ma un timido spiraglio di apertura il presidente francese lo ha dato, dichiarandosi «a disposizione» delle parti per un incontro una volta che il Consiglio costituzionale si sarà espresso sulla riforma, già passato in Parlamento a colpi di 49.3, l'articolo della Costituzione che permette di evitare il voto. Il Paese, però, «non può essere bloccato», ha detto il presidente, in riferimento agli scioperi che stanno paralizzando diversi settori, ma anche alle violente manifestazioni di questi giorni. Il bilancio dell'ultima mobilitazione generale di giovedì sembra un bollettino di guerra, con 457 fermi, 441 agenti feriti e una guerriglia urbana durata fino a tarda serata in diverse città di Francia, dove ci sono stati saccheggi, roghi nelle strade ed edifici pubblici assaltati, come a Bordeaux, dove il portone del municipio è stato dato alle fiamme. Scene che vanno avanti ormai da una settimana, sull'onda dell'antimacronismo dilagante. Ne è un esempio l'affaire dell'orologio del presidente, che durante l'intervista televisiva rilasciata mercoledì lo ha tolto nascondendo le mani sotto il tavolo mentre stava parlando di salario minimo. Una mossa che ha infiammato i social, con centinaia di utenti furiosi per il gesto, compiuto secondo loro per nascondere un accessorio da 80mila euro. Ma Macron lo ha levato solo perché «l'aveva appena battuto con forza contro il tavolo», ha fatto sapere una fonte dell'Eliseo, spiegando che l'orologio costa in realtà 2000 euro Il presidente, intanto, va avanti, promette che non cederà «alla violenza» e conferma il suo «sostegno» alle forze dell'ordine «che hanno fatto un lavoro esemplare». Di diverso avviso il commissario ai diritti dell'uomo del Consiglio europeo, Dunja Mijatovic, che ha lanciato l'allarme su un «uso eccessivo della forza» nei confronti dei manifestanti. La fine della battaglia sembra essere ancora lontana. --© RIPRODUZIONE RISERVATA