Kiev: «Continueremo a combattere» E Londra promette armi all'uranio
Monica PerosinoNel silenzio generale, e con una disinvoltura sorprendente, la baronessa Annabel Goldie, viceministra della Difesa nel governo britannico, ha candidamente comunicato, durante un'audizione minore della Camera dei Lord, che il Regno Unito intende fornire all'Ucraina anche munizioni anticarro contenenti uranio impoverito: «Oltre alla concessione di uno squadrone di carri armati da combattimento Challenger 2, forniremo munizioni tra cui proiettili perforanti che contengono uranio impoverito. Tali proiettili sono molto efficaci per sconfiggere i moderni carri armati e i veicoli corazzati».La baronessa ha perorato la causa dei proiettili all'uranio rispondendo a un'interrogazione presentata dall'ultranovantenne lord Hylton, veterano dell'assemblea, aristocratico, ex soldato e filantropo impegnato da tempo in iniziative di pace.La notizia, passata quasi sotto silenzio in Occidente, ha suscitato l'immediata reazione di Vladimir Putin, che ne ha parlato immediatamente dopo l'incontro con Xi Jinping. Mosca aveva già detto nelle scorse settimane che l'utilizzo di tali munizioni da parte dell'Ucraina sarebbe stato considerato equivalente all'utilizzo di una bomba nucleare sporca. Ieri Putin l'ha ribadito: «L'Occidente ha deciso di combattere la Russia fino all'ultimo ucraino. Se l'Occidente collettivo inizierà a usare armi con componenti nucleari, la Russia sarà costretta a reagire». Il modo in cui potrebbe reagire l'ha specificato il ministro della Difesa russo, Sergei Shoigu, che ha detto che «ci sono sempre meno passi» per uno scontro nucleare. Immediata è arrivata anche la replica della portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, che ha accusato il governo britannico di voler creare uno «scenario jugoslavo» riferendosi all'uso dell'uranio impoverito nella guerra in Bosnia ed Erzegovina, e in Kosovo: «È un po' ingenuo pensare che queste armi causeranno vittime solo tra coloro contro i quali vengono utilizzate.In Jugoslavia, i militari Nato, soprattutto italiani, sono stati i primi a pagarne le conseguenze». Parole, secondo il ministero della Difesa britannico, usate «deliberatamente per creare disinformazione, che spiega che l'uranio è «un componente standard» che è stato «inviato per decenni» e che «non ha nulla a che fare con armi o capacità nucleari». La poca tempestività della mossa inglese ha relegato nell'ombra il tentativo di dialogo del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ieri ha invitato la Cina a un dialogo per la pace, mentre i suoi alleati si sono concentrati sulla strategia militare. Il segretario generale della Nato Jens Stoltenberg ieri chiedeva appunto che «il 2% del Pil alla difesa sia la soglia minima» in ogni Paese. Gli Stati Uniti accelerano non solo sugli Abrams, ma anche sui Patriot a Kiev. Lo riferisce una fonte del Pentagono, secondo cui due sistemi di difesa missilistica Patriot, uno americano e l'altro costruito in Germania, saranno dispiegati in Ucraina nelle prossime settimane. Nel frattempo un gruppo di 65 soldati ucraini completerà nei prossimi giorni il suo addestramento a Fort Skill, Oklahoma, e poi sarà trasferito in Europa. L'amministrazione americana starebbe preparando sanzioni contro la Cina che avrebbe fornito a Mosca droni per un valore, secondo il New York Times, di dodici milioni di dollari. Washington vorrebbe colpire quelle aziende cinesi che stanno aiutando il presidente russo Vladimir Putin nella sua guerra di invasione in Ucraina, vietando alle compagnie americane di lavorare o di fornire componentistica a Pechino. Ma l'irritazione della Cina per le accuse di Washington («Non abbiamo fornito armi né a Mosca né a Kyiv») è poca cosa se paragonata alla sorpresa del premier giapponese Fumio Kishida, arrivato ieri in Ucraina per un incontro con Zelensky. Mentre Xi rafforzava l'asse con Putin, Tokyo suggellava il posizionamento del Giappone al fianco di Kyiv e contro Mosca, e in un colpo solo, sfidava simbolicamente la Cina, con cui i ha rapporti sempre più tesi anche a livello militare. Kishida è arrivato a Kyiv dopo i freschi successi diplomatici in Corea del Sud, con il riavvio dei rapporti, e il rafforzamento della partnership militare con l'India. Ora lo schiaffo in Ucraina, dove ha firmato con il presidente Zelensky una dichiarazione congiunta sulla partnership speciale globale fra i due Paesi. «Il documento riflette i nostri valori, che intendiamo difendere assieme, e le nostre aspirazioni, che dobbiamo realizzare. Abbiamo raggiunto i più significativi rapporti in più di 30 anni, ma sono solo le fondamenta di quanto possiamo ottenere in futuro», ha detto Zelensky che ieri ha anche ribadito che la pace non significa un cessate il fuoco: «Continuiamo tutti a combattere fianco a fianco. Per un obiettivo comune: libereremo definitivamente il nostro Paese, libereremo la nostra Ucraina fino all'ultima città, all'ultimo villaggio, all'ultima casa». --© RIPRODUZIONE RISERVATA