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il casoLuca Monticelli/ ROMAÈ rottura tra governo e sindacati sulla riforma del fisco. Cgil, Cisl e Uil criticano le misure del governo «perché favoriscono i redditi alti» e soprattutto protestano sul metodo: «Ci hanno descritto la delega senza ascoltare le nostre proposte». L'esecutivo pensava di rompere il fronte sindacale, ma alla fine la bozza della riforma ha avuto l'effetto di ricompattare la triplice. Ad appoggiare il centrodestra è rimasto solo Paolo Capone dell'Ugl. Anche la Cisl, infatti, si dice pronta alla mobilitazione con Cgil e Uil se il governo andrà da solo per la propria strada. Al tavolo ci sono il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano; il vice ministro dell'Economia Maurizio Leo e il titolare del Tesoro Giancarlo Giorgetti collegato da Bruxelles. Per i sindacati la vice segretaria generale della Cgil Gianna Fracassi, il leader della Cisl Luigi Sbarra e il segretario confederale Uil Domenico Proietti. La discussione è molto civile nei toni, tuttavia Mantovano si rende protagonista di un botta e risposta molto piccato con i sindacati. «L'iter della riforma sarà lungo, avrete tutto il tempo di confrontarvi con il Parlamento», dice il sottosegretario per rispondere ai rilievi mossi da Cgil, Cisl e Uil. A quel punto Sbarra alza la voce: «Se ce la dobbiamo vedere con il Parlamento perché ci avete convocato, questo non è dialogo sociale, è un'informativa, non è così che si fa la concertazione». Mantovano prova a tornare sui suoi passi, «non avete capito», dice, ma viene interrotto da Proietti: «Il dialogo che aveva promesso la premier Meloni non l'abbiamo visto, ci invitate a Palazzo Chigi a 48 ore dalla riforma del fisco». Anche Fracassi della Cgil, al termine della riunione, è durissima: «È un problema di metodo e di merito, l'incontro non è andato bene». Il vice ministro Leo viene accusato di troppa vaghezza: «Non siamo d'accordo né sulla riduzione delle tre aliquote Irpef, perché va a favorire i redditi alti, né sulla flat tax che è fuori dalla dimensione della progressività prevista dalla Costituzione», aggiunge Fracassi. Sbarra è il più deluso, proprio perché in questi mesi aveva investito sul dialogo con la premier Meloni proponendo un patto. «Dalle pensioni alla sicurezza sul lavoro, dal reddito di cittadinanza al Superbonus - spiega il segretario della Cisl - l'esecutivo è andato avanti da solo». Quindi, insiste, «se il governo nei prossimi giorni risponde alle nostre rivendicazioni, bene, diversamente siamo pronti a valutare insieme a Cgil e Uil le iniziative di mobilitazione da mettere in campo a sostegno delle nostre ragioni». Proietti della Uil prende la palla al balzo: «Notiamo con piacere che anche la Cisl adesso parli di mobilitazione, noi l'abbiamo già cominciata». La lotta all'evasione deve essere al centro della riforma, sottolineano i sindacati che non vogliono sentir parlare di depenalizzazione degli illeciti. Le risorse recuperate, è il ragionamento di Cgil, Cisl e Uil, devono andare ai lavoratori dipendenti e ai pensionati, ai contratti, alla restituzione del fiscal drag, al taglio del cuneo fiscale. Il governo si difende dalle accuse e domani porterà la delega fiscale in Consiglio dei ministri. Nel centrodestra gira voce che la bozza circolata nei giorni scorsi ha bisogno di alcune limature, c'è la volontà di modificare qualche passaggio per venire incontro alle priorità dei sindacati. Già nella nota diffusa ieri sera da Palazzo Chigi si nota una cambio di linguaggio: «Massima apertura al dialogo e al confronto. La riforma mira a favorire il lavoro dipendente», si legge. «Uno degli obiettivi principali che il governo Meloni intende perseguire con forza è la lotta all'evasione fiscale». E anche «il rientro dei capitali». Oggi il tavolo di Palazzo Chigi prosegue con le associazioni d'impresa, che hanno già espresso un giudizio positivo. Confesercenti plaude alla flat tax incrementale, ma avanza qualche perplessità sul taglio da quattro a tre delle aliquote Irpef: «Per i redditi bassi bisogna fare di più». --© RIPRODUZIONE RISERVATA