Camera commercio il ministero delude Pavia: sì alla fusione

il casoLuca Simeone / paviaLe speranze di ottenere una deroga alla riforma delle Camere di commercio, in modo da evitare la fusione di Pavia con Mantova e Cremona, sembrano affievolirsi, ma le associazioni di categoria intendono proseguire la battaglia. Ieri pomeriggio si è tenuta una riunione con tutte le componenti rappresentate nell'ente, nella quale il commissario straordinario Giovanni Merlino ha fatto un resoconto degli ultimi incontri avuti con Unioncamere e con il sottosegretario alle Imprese, il leghista Massimo Bitonci. Incontri che non hanno avuto esito positivo, anzi. Se la chiusura all'ipotesi di una deroga alla riforma che lasci Pavia da sola era scontata da parte di Unioncamere - che ha sempre spinto sulla necessità di completare tutti gli accorpamenti previsti, portando il numero di enti da 105 a 60 - ci si aspettava sicuramente di più dal ministero delle Imprese. Il sottosegretario Bitonci ha esposto la posizione del dicastero guidato da Adolfo Urso (Fratelli d'Italia), contrario alla richiesta arrivata dalla Camera di commercio di Pavia e dunque a favore della fusione con Mantova e Cremona. A nulla è valso ribadire le motivazioni a sostegno di una deroga alla riforma: l'assenza persino di continuità territoriale tra le province di Pavia da una parte e Mantova e Cremona dall'altra, che fa di questa fusione a tre un caso pressoché unico nell'ambito della riforma, oltre alle differenze tra i tessuti economici dei tre territori, l'ottimo stato di salute della Camera di Pavia, che però paradossalmente pur essendo quella con il maggior numero di imprese iscritte non avrebbe la sede legale, a beneficio di Mantova. L'innaturale accorpamento a tre comporterebbe inoltre lo spostamento del Registro delle imprese a Milano e la sede del tribunale delle imprese a Brescia. Alla base c'è naturalmente anche un problema di peso all'interno del nuovo ente nato dagli accorpamenti: il blocco Mantova e Cremona, che da tempo hanno deciso di unirsi tra loro, porterebbe le due camere in una posizione di maggioranza, con il rischio per Pavia di vedersi sottorappresentata negli organismi camerali. A livello politico si sta poi creando una situazione singolare: se da un lato le associazioni pavesi hanno ottenuto un pieno sostegno alle loro richieste da parte dell'appena confermato presidente della Regione Attilio Fontana, leghista, dall'altro il nuovo governo di centrodestra - stessa coalizione di partiti di quello lombardo - ha abbracciato la tesi opposta, e cioè che bisogna andare avanti con la fusione, senza eccezioni. Nonostante questa chiusura del ministero, le associazioni rappresentate in Camera di commercio hanno intenzione di insistere: - «Non molliamo di fronte all'atteggiamento intransigente, siamo tutti compatti - riassume Renato Perversi, presidente di Confartigianato - scriveremo ancora al ministro e chiederemo un altro incontro ai nostri parlamentari». Ai quali si torna a chiedere di intervenire. --