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Alla fine, la Lega sembra averla spuntata. Nel decreto vengono ricompresi pezzi del suo ddl che doveva andare in discussione proprio ieri alla Camera, quello che riscrive per l'ennesima volta i meccanismi dell'asilo internazionale e fa tornare in auge la versione striminzita dei decreti Salvini. Giorgia Meloni spiega così la scelta: «Viene nuovamente ristretta la protezione speciale, una fattispecie allargata a dismisura: l'intento del governo è abolirla e sostituirla con una norma di buonsenso che corrisponda alla normativa europea di riferimento». Sorrisone di Salvini, seduto lì vicino. I "suoi" decreti sono stati riscritti da Luciana Lamorgese, ora si torna indietro. Era una richiesta pressante anche del ministro Matteo Piantedosi, che vede nell'indurimento delle norme una buona cosa. Secondo il ministro, allargando troppo le maglie si inviava un messaggio sbagliato a chi avrebbe tentato di arrivare in Italia; restringendole, si paga lo scotto di avere più clandestini nell'immediato, ma si avrà l'effetto a lungo termine di sconsigliare le partenze. Ed era questo che voleva dire anche Giorgia Meloni, quando ha esordito così: «Bisogna dare il messaggio che in Italia non conviene entrare illegalmente, pagare gli scafisti e rischiare di morire». Coda ulteriormente velenosa: diminuiscono le possibilità di fare ricorso. Cancellato il diritto di un ricorso al giudice di pace quando i decreti di espulsione siano disposti a seguito di condanna. «Non si può stare qui ad libitum a spese del contribuente», il commento gelido di Salvini. --