Cutro, se i problemi vengono dagli alleati

Resterà nella nostra memoria l'immagine di Sergio Mattarella silenzioso, immobile e affranto nel Palazzetto dello Sport di Crotone trasformato in ultima dimora per i morti della strage di Cutro. Ancora una volta il Capo dello Stato c'è, pronto a difendere i valori fondanti della Repubblica e a ricordare a tutti che pietà e solidarietà devono vincere su cinismo e indifferenza. Il governo no, per ora non c'è, e la sua assenza suona quasi come rimozione di una tragedia che si poteva evitare.Certo, dinanzi alle 59 bare di semplice legno chiaro, e alle sei piccole e bianche accanto alle quali mani pietose hanno deposto giocattoli che forse quei bambini non avevano mai posseduto, devono prevalere la commozione e la rabbia per i diritti umani calpestati. Forse sarebbe bene anche mettere da parte le immancabili polemiche di bottega, però la difesa e il rispetto di quei valori, e la soluzione dei problemi che sono all'origine di tanti drammi dell'immigrazione, passano inevitabilmente per il realismo rissoso della politica. Che dovrebbe muoversi su due piani distinti, ma che finiscono inevitabilmente per coincidere.Le migrazioni rappresentano un fenomeno strutturale, non contingente, in costante aumento da decenni: per un paradosso il record degli arrivi cade proprio mentre al governo c'è una maggioranza programmaticamente decisa a fermare gli ingressi, a dimostrazione che più forti di tutto sono le violenze, le guerre, la fame e gli eventi devastanti come il terremoto in Siria e Turchia. Dunque, le migrazioni continueranno, le tragedie pure, e certo non le fermeranno né le barche della Guardia Costiera - sempre che le nuove norme imposte da Salvini & C. le lascino uscire quando serve... - né i generosi pescatori di Cutro che si sono lanciati in mare nel tentativo di salvare qualche vita, né gli straordinari cittadini di Lampedusa che per anni ne hanno ospitati a migliaia sulla loro isola.Il fatto è che i confini d'Italia sono quelli d'Europa, e anche se il principio è stato finalmente accettato dai partner dell'Unione - qui c'è il porto di arrivo, ma poi da qui i migranti si muovono verso il nord del continente - nulla ancora è stato fatto per tradurlo in azione pratica e comune: senza un intervento coordinato tra le istituzioni e i governi sarà impossibile arginare la valanga. È qui che andrebbero concentrate tutte le forze, ma su come farlo e cosa chiedere, ahimé, si scontrano nel governo due distinte posizioni. C'è la linea Salvini-Piantedosi, nota e sperimentata, brutale nelle misure quanto vana (e tragica) negli effetti, che non sembra coincidere affatto con quella della premier se proprio in queste ore il ministro Lollobrigida, uno dei colonnelli di Meloni, propone di ovviare alla carenza di manodopera accogliendo ogni anno 250mila lavoratori stranieri... È il primo vero ostacolo che il governo dovrà affrontare nei prossimi mesi. Innanzitutto, facendo chiarezza con i suoi partner. Non solo con quelli di casa, ma anche con i sovranisti d'Europa come Orban: i più cari alleati, e però i più feroci nel rifiutare ogni collaborazione. --© RIPRODUZIONE RISERVATA