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Il casoPaolo Baroni / /ROMALe nuove norme sui balneari «sollevano specifiche e rilevanti perplessità» e per questo il Presidente avrebbe anche potuto rinviare l'intero Milleproroghe alle Camere, evocando l'articolo 74 della Costituzione, ma ha deciso di soprassedere per evitare la decadenza «con effetti retroattivi, in molti casi in maniera irreversibile, di tutte le numerose altre disposizioni che il decreto-legge contiene», cosa che avrebbe determinando «incertezza e disorientamento nelle pubbliche amministrazioni e nei destinatari delle norme». In ballo, tra gli oltre 350 commi inseriti nel maxidecreto, ci sono infatti misure come la proroga dello smart working, dei dehors e delle ricette elettroniche, moltissime assunzioni nella Pa allungando i tempi dei concorsi e le agevolazioni sulla prima casa, e così ieri Sergio Mattarella ha sì controfirmato la legge approvata in via definitiva giovedì dalla Camera ma ha accompagnato la sua promulgazione con una lettera ai presidenti di Camera e Senato ed al presidente del Consiglio dei ministri in cui esprime le sue riserve, sia sul metodo che sul merito di questo nuovo provvedimento. La sua è una reprimenda molto severa, in questi termini la prima da quando il nuovo governo si è insediato, messa nero su bianco in una lunghissima nota di quasi 200 righe. Unica concessione a Giorgia Meloni l'annunciata volontà della premier di voler contrastare l'abuso della decretazione d'urgenza, scelta che il capo dello Stato loda esortando alla «piena collaborazione istituzionale» ed invitando «tutte le forze politiche a valutarla con senso di responsabilità». Mentre da palazzo Chigi si limitano a far sapere che il richiamo di Mattarella sui balneari merita «attenzione e approfondimento da parte del governo nel confronto con le forze parlamentari», le opposizioni invece vanno all'attacco. Il Pd chiede al governo «di scusarsi e di ritornare in Parlamento», mentre i 5 Stelle sostengono che ora dopo questa «figuraccia epocale il governo è in un vicolo cieco». «Doverosa l'attenzione a Mattarella» ha commentato invece il vicepresidente del Senato Maurizio Gasparri (Fi), secondo cui «il dibattito risente delle sentenze del Consiglio di Stato, basate purtroppo su presupposti opinabili». Nel merito il Capo dello Stato esprime molte critiche alle nuove norme sulle concessioni demaniali, segnalando «evidenti profili di incompatibilità con il diritto europeo e con decisioni giurisdizionali definitive», tali da «accrescere l'incertezza del quadro normativo». Per questo, a suo parere, «si rendono indispensabili, a breve, ulteriori iniziative di governo e Parlamento», in maniera tale da «assicurare l'applicazione delle regole della concorrenza e la tutela dei diritti di tutti gli imprenditori coinvolti, in conformità con il diritto dell'Unione, garantire la certezza del diritto e l'uniforme applicazione della legge nei confronti dei soggetti pubblici e privati che operano in tale ambito».Il rinvio al 2024 della messa gara delle concessioni deciso dal centrodestra non è infatti accettabile. Secondo Mattarella in questo modo si contravviene all'impegno preso dall'Italia col Pnrr sull'apertura al mercato e, soprattutto, che si interviene in una materia «da tempo all'attenzione della Corte di giustizia europea, che ha ritenuto incompatibile col diritto europeo la proroga delle concessioni demaniali marittime disposta per legge, in assenza di qualsiasi procedura di selezione tra i potenziali candidati». Il Presidente ricorda poi le sentenze definitive del Consiglio di Stato, che aveva prorogato le concessioni demaniali marittime, lacuali e fluviali fino al 31 dicembre 2023 stabilendo però che «qualsiasi ulteriore eventuale proroga» successiva sarebbe stata «senza effetto, perché in contrasto con l'ordinamento della Ue». Altro punto di criticità il rischio di vedere aumentare il contenzioso, posto che i questa situazione «gli enti concedenti potrebbero ritenersi comunque legittimati a disapplicare le norme in contrasto con il diritto europeo e a indire le gare, mentre i controinteressati potrebbero essere indotti ad impugnare eventuali provvedimenti di proroga». Insomma, la legge sui balneari è da rifare.Nel suo comunicato Mattarella sottolinea poi l'eccessiva «disomogeneità» degli articoli della legge varata giovedì, segnalando tra l'altro che nel passaggio parlamentare ai 149 commi originari ne sono stati aggiunti al 205. Vero che questi sono provvedimenti per loro natura eterogenei, «ma se si smarrisce la ratio unificatrice, rappresentata dall'esigenza regolatoria di carattere temporale si trasformando in decreti omnibus del tutto disomogenei» violando tra l'altro in questo caso i dettati della Corte costituzionale. Oltre a questo il Quirinale «riscontra la presenza di norme che non recano proroghe di termini in senso stretto ma risultano funzionali a disporre un mero finanziamento o un rifinanziamento di misure già scadute». Un ultimo rilevo riguarda assunzioni e promozioni per un totale di 3.000 unità legate al potenziamento dei ruoli direttivi di Polizia e Finanza previsti dall'articolo 1 bis del decreto. La copertura finanziaria in proiezione temporale dei sei commi in questione è infatti «insufficiente» e per questo «al fine di assicurare il pieno rispetto dell'art. 81 della Costituzione, dovrà essere integrata con il primo provvedimento legislativo utile». --© RIPRODUZIONE RISERVATA