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la giornataGrazia Longo / RomaUn conto è il segreto di Stato. Un altro quello d'ufficio. E secondo la Procura di Roma il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, Fratelli d'Italia, ha violato il segreto d'ufficio rivelando al compagno di partito nonché coinquilino Giovanni Donzelli, vicepresidente del Copasir, le conversazioni tra l'anarchico Alfredo Cospito e alcuni boss mafiosi rinchiusi come lui al 41 bis nel carcere di Sassari. Il procuratore aggiunto Paolo Ielo, d'intesa con il procuratore capo Francesco Lo Voi ha iscritto Delmastro nel registro degli indagati e ha fissato per oggi il suo interrogatorio. Il reato prevede, in caso di condanna, una pena tra i 6 mesi e i 3 anni di reclusione. Ma al suo fianco si schierano i compagni di partito. A partire dal sottosegretario alla Presidenza del consiglio, Alfredo Mantovano: «L'iscrizione nel registro degli indagati non è una condanna e non c'è nulla di diverso rispetto a quanto già detto dal presidente del consiglio». Linea condivisa dai capigruppo di Fdi Tommaso Foti e Lucio Malan che stigmatizzano il fatto che «la nota riportata da Delmastro non sarebbe secretata, mentre sicuramente è coperta dal segreto l'indagine a suo carico, che invece sta sui giornali».Intanto, la posizione di Donzelli resta quella di persona informata sui fatti e sarà sentito solo come testimone. Delmastro ha ottenuto le informazioni su Cospito dal Dap (Dipartimento amministrazione penitenziaria) e le ha comunicate a Donzelli, il quale le ha poi ha rivelate in Parlamento. E se è pur vero che non si trattava di notizie coperte dal segreto di Stato, - per stessa ammissione del ministro alla Giustizia Carlo Nordio - erano a «divulgazione limitata». Nordio ha insisto molto nei giorni scorsi sul fatto che non fossero coperte dal segreto di Stato, né quello istruttorio, e sostanzialmente ha difeso Delmastro. Non la pensa nello stesso modo la procura, che ha indagato il sottosegretario dopo un esposto del co-portavoce di Europa Verde Angelo Bonelli. Del resto la nota del Dap consegnata a Delmastro doveva rimanere assolutamente entro i confini ministeriali e non poteva essere diffusa all'esterno. Essa peraltro fu indirizzata dal capo del Dap Giovanni Russo al sottosegretario dopo insistenti e ripetute richieste. Quelle indiscrezioni vennero poi usate da Donzelli, il 31 gennaio scorso, per attaccare alcuni deputati Dem che avevano visitato Cospito in carcere: «Io voglio sapere se la sinistra sta dalla parte dello Stato o dei terroristi».La vicenda aveva inevitabilmente scatenato una bufera politica, con le opposizioni coese a chiedere le dimissioni sia di Delmastro sia di Donzelli. E ora che il sottosegretario è indagato, l'atmosfera si infiamma ancora di più. La sua posizione traballa. Abbondano le richieste di un passo indietro. Secondo le capogruppo del Pd, Simona Malpezzi e Debora Serracchiani «le sue dimissioni sono doverose, non per l'indagine della procura ma per le sue gravi responsabilità politiche e istituzionali». La responsabile giustizia del Pd, Anna Rossomando, aggiunge: «Indipendentemente dalle indagini già prima c'erano tutti i motivi, istituzionali e politici». Angelo Bonelli è ancora più duro: «A prescindere dall'esito dell'inchiesta giudiziaria Del Mastro e Donzelli si devono dimettere per evidente inadeguatezza e inaffidabilità e non vorrei che dall'inchiesta scaturisse una sconfessione delle tesi del ministro Nordio, perché a quel punto chiederemo conto anche a lui».A dimissioni per «evidente inadeguatezza» accenna anche Francesco Silvestri, capogruppo alla Camera del M5S. E per Matteo Richetti, capogruppo di Azione-Italia Viva alla Camera, «Delmastro deve dimettersi per lo sprezzo delle istituzioni». Ma Enrico Costa, di Azione, respinge «l'equazione indagine=dimissioni. Non si usa la magistratura per colpire l'avversario politico. Le dimissioni si chiedono per ragioni politiche, non perché uno è indagato». --© RIPRODUZIONE RISERVATA