Bardone: «Meno vino sfuso e più bottiglie, fateci finire il buon lavoro già fatto»
Il candidato/1«Sarà una lista di continuità con il mandato precedente. Vogliamo portare a termine il piano triennale che abbiamo approvato».Dopo la caduta del consiglio a gennaio, a causa di alcune dimissioni di consiglieri, il Cda uscente, guidato dal presidente Enrico Bardone, prova a tornare in sella a Terre d'Oltrepo: «Il nostro obiettivo è per lo meno l'attuazione del piano triennale, dopo di che potremo essere giudicati sul nostro operato - spiega Bardone -. In questi dieci mesi abbiamo portato avanti una serie di interventi, dallo sviluppo dei nuovi impianti di depurazione al reperimento dei fondi Pnrr per il fotovoltaico, abbiamo costruito una rete di agenti commerciali che prima non c'era e un'organizzazione aziendale che mancava, abbiamo nominato nuovi direttori e sostituito alcune figure che se ne sono andate, abbiamo tagliato i costi, recuperando insoluti vecchi di anni. Molte delle attività sono partite solo in estate e richiedono un certo lasso di tempo per vedere i risultati e i primi erano già arrivati. Per questo, se confermati, abbiamo intenzione di portarle avanti in continuità con quello fatto finora». Più bottiglie (ad oggi ne vengono prodotte 3,5 milioni) e meno vino sfuso è l'obiettivo su cui la lista del Cda uscente vuole lavorare: «Vogliamo traghettare l'azienda verso una produzione sempre maggiore di bottiglie perché non vogliamo che il mercato dello sfuso comandi Terre - aggiunge Bardone -. Lavoreremo con il direttore commerciale e con la rete di agenti per sviluppare canali di vendita che diano redditività all'azienda; per questo intendiamo aprirci non solo al mercato italiano, ma anche verso l'estero». Per quanto riguarda i prezzi delle uve, Bardone assicura che «vogliamo continuare a pagare il Pinot 70 euro al quintale come abbiamo deciso per la scorsa vendemmia. Inoltre, in dieci mesi, siamo riusciti a pagare un po' di più le uve, con un 50% in più sul primo acconto rispetto all'anno prima, e soprattutto non abbiamo aumentato l'indebitamento». Tra gli altri obiettivi c'è la riorganizzazione aziendale e degli stabilimenti, «pensando magari ad un unico centro di imbottigliamento all'avanguardia» propone Bardone. Infine, il nodo del contratto di solidarietà per i dipendenti, che ha creato non pochi malumori nel Cda precedente: «Lo stiamo esaminando e il consulente che avevamo nominato ha terminato il suo studio - conclude Bardone -. Dopo il Cda delle dimissioni avevamo già previsto la convocazione di un altro consiglio proprio per chiarire le perplessità che erano emerse. Quello che fin da subito abbiamo voluto evitare è stato il licenziamento collettivo». --O.M.