Senza Titolo
Grazie di cuore per avere partecipato al nostro evento stasera anche se è in contemporanea con Sanremo: l'anno prossimo staremo più attenti al calendario, sorride l'organizzatrice. Il pubblico applaude: un patto di complicità fra eroi dell'alternativa. Io Sanremo non lo vedo, ma - comincia lo snob intimidito dal tramonto dello snobismo anti-sanremese. Hai visto la prima serata di Sanremo? domanda un commensale all'altro, nel corso della cena. Ah, sappi che Sanremo lo sto vedendo solo per te, dice dal divano l'attempato spettatore alla consorte. Io Sanremo lo vedo per lavoro, per amor di informazione, diciamo pure di cultura pop; io lo vedo per cazzeggiare sui social; io lo vedo perché in gara c'è Will, che è delle mie parti; io lo vedo solo per i Måneskin; io l'ho visto per Chiara Ferragni. Io recupero su Rai Play i video che mi interessano. Io mi addormento alla seconda canzone, d'altra parte in tv non c'è niente, non è vero che fanno controprogrammazione. Ma che è successo ieri sera a Sanremo? chiede nel negozio di alimentari un cliente alla cassiera, che balbetta qualcosa sulle rose prese a calci da Blanco. Tutto il giorno tutti i canali parlano di Sanremo, sospira di buon mattino, alzando gli occhi verso un maxischermo, la paziente in attesa nel laboratorio analisi. Finisce che sai tutto anche se non ne segui un minuto. Serata Sanremo? scrive con entusiasmo recitato, nel gruppo WhatsApp, il trentenne Bobo per organizzare una pizza di gruppo per la finale. Lo scrive pure il solitario in cerca di sesso virtuale: per capire se c'è margine per cominciare un colloquio erotizzante o l'interlocutore è troppo distratto dall'esibizione dei Black Eyed Peas. La verità è che il nostro Super Bowl di Riviera, questo Coachella Party formato Rai1 ha avuto nel corso dei suoi sette decenni fortune altalenanti, più volte si è incagliato nelle secche del vintage superato, ma non solo ha resistito: è letteralmente rinato dalle sue ceneri. Il fuoco sotto la brace - al netto del tentativo di Fazio di intellettualizzarlo e di Bonolis di sprovincializzarlo - resta il baudismo, anche quando all'apparenza negato: il minestrone nazionalpopolare che Amadeus, trovando sponda nella grancassa social, ha opportunamente reso più transgenerazionale. Morandi-Sangiovanni, Ferragnez, Al Bano & Ranieri, Colla Zio e Rosa Chemical. Ha ridotto al minimo la presenza del cantante che esiste solo a Sanremo (l'ispida Oxa) a favore dei riempi-stadi (Mengoni); ha aggiunto il duetto Mattarella-Benigni, il caso Zelensky, la stoccata a Salvini, l'esibita inclusività politicamente corretta e l'inutile comico politicamente scorretto. Ed ecco che non manca niente, proprio niente: il megaevento farcitissimo non è mai stato tanto farcito; e benché la platea tv nel suo complesso si sia erosa rispetto ai fasti degli Anni '90, viene ricompattata ed estesa per vie traverse e interazioni social. E rimasticature, estenuazioni del racconto, commenti dei commenti dei commenti dei commenti - che mettono spalle al muro anche chi di suo non commenterebbe e infine, messo in minoranza, commenterà. Per dire che no, non guarda Sanremo, ma. Senza più riuscire a dirlo con la sicumera ideologica, la baldanza intellettuale di chi snobbava a prescindere, di chi trovava kitsch la cornice e deprecabile l'offerta musicale: anzi, nel 2023, se proprio vuoi dirlo, ti prendi per i fondelli da solo, cerchi autoironiche attenuanti, chiedi venia. Non è più dato essere antisanremesi; e il contributo decisivo alla causa dell'unità d'Italia via Ariston l'hanno data i giovani e i giovanissimi. Indifferenti per decenni al febbraio canoro, accendono lo schermo piatto o il laptop: chi per la serata delle cover (la più amata in assoluto), chi per il beniamino sbucato dai talent, chi per giocare al Fantasanremo, ognuno ha la sua buona - e superflua - ragione, ma soprattutto ha il coraggio di non prendere sul serio il festival. Che è l'unico modo di prenderlo sul serio. Una sottile, post-postmoderna e post ideologica distanza ironica, lo spirito ludico che rende imperdibile il vecchio baraccone, e infiltrante: nel senso proprio di una specie di infiltrazione d'acqua nel parquet della casa di tutti. Nessun Pasolini inorridisce più («le canzonette sono qualcosa che deturpa irrimediabilmente una società», 1969), Sanremo non è più metafora di niente. Spaccato sociologico? Mah. È Sanremo, o meglio: è solo Sanremo. Inclusivo, letteralmente: nel senso che non lascia fuori nessuno, tiene in ostaggio chi firma questo pezzo, quanto i notisti acidi che si ostinano con le pagelle. E danno voti come qualunque anonimo zio social, fratello, nipote, cugino, di campagna e no. --© RIPRODUZIONE RISERVATA