Disabile dopo il coma, la sorella denuncia «Ora è parcheggiato al pronto soccorso»

la storiaMaria Fiore e Silvio Puccio Da tre giorni è sospeso in un limbo, in una stanza del pronto soccorso del San Matteo. M. S., un uomo di 50 anni di Pavia, dopo un mese di coma in seguito a un incidente e un altro mese di terapie, attende una struttura che possa accoglierlo. Il paziente avrebbe terminato il suo percorso di riabilitazione, ma ha riportato danni neurologici gravi che gli impediscono di tornare a una vita normale. «A casa non può rientrare ma ancora non sappiamo dove potrà essere trasferito», spiega la sorella. il calvario dopo l'incidenteUn'odissea cominciata la sera del 25 novembre con un incidente lungo la strada che collega San Genesio a Zeccone. All'altezza di una rotatoria l'uomo si era schiantato con la moto contro un ostacolo, riportando un serio trauma cranico. «Purtroppo mio fratello da allora non si è più ripreso - prosegue la sorella -. É rimasto un mese in Rianimazione al San Matteo e anche quando si è risvegliato è stato necessaria la sedazione farmacologica. Attualmente non è capace di intendere e di volere e tra qualche giorno, il 21 febbraio, ci sarà l'udienza per nominare un amministratore di sostegno». Una procedura necessaria per avviare anche le pratiche per il riconoscimento di invalidità, oltre che la gestione di ogni aspetto della vita del paziente, a cominciare dalle cure che dovrà intraprendere. la riabilitazioneI primi di gennaio il 50enne viene trasferito alla Maugeri, per fare la riabilitazione. Un percorso non privo di difficoltà. «I medici mi dicevano che cadeva spesso dal letto - spiega ancora la sorella -. Un giorno ha cercato di scappare e si è avvicinato al balcone, diceva che doveva uscire per andare a lavorare. Il caso è stato seguito anche da una assistente sociale, ma tre giorni fa dalla Maugeri lo hanno mandato al pronto soccorso del San Matteo. Non so per quale motivo».in ospedale ad attendereQuando l'uomo è arrivato al pronto soccorso del San Matteo i medici hanno ritenuto che fosse necessario contenerlo applicando ai polsi delle fascette legate alla branda. «In realtà era una barella - precisa la sorella -. Ci è rimasto per tre giorni, perché a detta dei medici aveva le sponde più alte ed era più idonea a prevenire le cadute rispetto a un letto». Ieri mattina al paziente, su sollecitazione dei familiari, è stato dato un letto antidecubito, con le sponde e lo schienale regolabile. «Ma è evidente che mio fratello non può restare in questa situazione, il pronto soccorso non è il luogo più idoneo a curarlo - dice la sorella -. Ha bisogno di terapie specifiche, in una struttura attrezzata al suo caso. Ho ottenuto che venissero tolte le fascette ai polsi solo per un'ora e mezza, in quel tempo l'ho fatto camminare, perché non ce la faceva più a restare immobilizzato». Una ipotesi, per quanto riguarda la struttura in cui trasferirlo, è il Pio Albergo Trivulzio, a Milano, «ma - chiarisce la sorella - stiamo ancora aspettando per capire se c'è posto».Dal San Matteo spiegano che «il paziente è arrivato in pronto soccorso ed è stato valutato fin da subito dai medici, che lo hanno sottoposto ad accertamenti diagnostici di laboratorio e a varie consulenze specialistiche, dalle quali non è emersa la necessità di un ricovero». L'ospedale, secondo quanto riferito, si è anche attivato per trovare una struttura adeguata ad accogliere il paziente, come stanno chiedendo i familiari: «Ci siamo mossi - chiariscono ancora dal San Matteo - tramite gli assistenti sociali e il centro dimissioni protette sentendo le altre istituzioni del territorio e cittadine per favorire la presa in carico di questo paziente». --