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l'intervistaCarlo Bertini / ROMA«Io agirò in tutte le sedi perché è stata lesa l'onorabilità dei deputati del gruppo Pd, ma anche la mia personale e di altri colleghi, che hanno espletato un diritto riconosciuto nell'esercizio del mandato, quello di far visita ai detenuti in carcere». Debora Serracchiani, capogruppo dem alla Camera, intende andare fino in fondo.Quindi, la querelle con Donzelli finirà in tribunale?«Ci sono più aspetti: quello politico e quello giudiziario. Sul piano politico, agiremo in base al regolamento portando il caso di fronte a un giurì d'onore e ascoltando oggi il ministro in Aula. Ma ci sono pure gli aspetti giudiziari: io valuterò se vi siano le condizioni per procedere penalmente, ritenendo le parole di Donzelli lesive della mia persona, reputazione e onorabilità. Inoltre è emersa un'altra questione dirimente».Quale?«Nelle dichiarazioni fatte in Aula da Donzelli, sembrerebbe che siano state usate informazioni confidenziali acquisite verosimilmente tramite attività di intelligence o intercettazioni su detenuti in regime di 41 bis. Documenti e informazioni, che nell'interesse e per la sicurezza nazionale, dovrebbero essere nella disponibilità esclusiva del direttore del Dap e del Guardasigilli».Donzelli dice però di averli visionati al ministero come può fare qualsiasi deputato.«Faremo richiesta anche noi al ministero per verificare se dica il vero. Da quello che sappiamo, ci consta che non possa essere così. Se quindi si è trattato di informazioni non utilizzabili liberamente, ci domandiamo se non sia stato violato un segreto d'ufficio o investigativo. Nel qual caso, la magistratura dovrà accertare se vi siano stati illeciti. Perplessità che ha anche il ministro Nordio, vista la richiesta di chiarimenti al suo capo di gabinetto».Alla base di questo scontro c'è la vostra visita in carcere a Cospito del 12 gennaio. Perché siete andati con una delegazione ai massimi livelli, un ex ministro, lei capogruppo e il tesoriere del partito?«Lo abbiamo visitato solo per ragioni umanitarie, per verificare se il carcere di Sassari fosse idoneo o no a prestare le cure necessarie. Dopo aver parlato con i dottori, abbiamo chiesto al ministro Nordio se, viste le sue condizioni di salute, Cospito potesse essere trasferito in un altro carcere. Cosa che poi è infatti avvenuta. Come spiegato il giorno stesso della visita, non abbiamo assolutamente messo in dubbio l'applicazione del 41 bis».Il dato politico di questa vicenda dunque qual è?«Semplice: il coordinatore nazionale di FdI Donzelli, molto vicino al premier, con inaudita violenza ha attaccato l'opposizione diffamandola con insinuazioni pesanti, usando quel materiale come un manganello sulla testa degli avversari politici. Io non posso non credere che Meloni non sappia nulla o che non senta la necessità di dissociarsi, come ha fatto il suo ministro Nordio, che ha definito corretto il comportamento dei parlamentari del Pd».Perché il partito di governo dovrebbe schiacciarvi nel ruolo di fiancheggiatori del terrorismo? C'è un disegno?«Forse c'era la necessità di far vedere che quella esigenza di ordine, sicurezza e fermezza non era stata scalfita dalla scelta di trasferire Cospito in un altro carcere. Non so se questo governo per andare avanti ha bisogno di un nemico al giorno, dipingendo come i cattivi tutti gli esponenti di un partito che tanto ha pagato anche con vite umane la lotta alla criminalità mafiosa. Ma ritengo che questo sia un modo per spaccare il Paese. E che sia invece dovere del partito di maggioranza relativa, di governare tenendo insieme la nazione. Senza dividerla tra buoni e cattivi su temi delicatissimi». --© RIPRODUZIONE RISERVATA