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Il casoAntonio Bravetti / RomaL'Italia chiede dalla Libia «soluzioni strutturali e verificabili» di contrasto all'immigrazione clandestina. Giorgia Meloni vola a Tripoli per incontrare il primo ministro del governo di unità nazionale Abdul Hamid Dbeibah e il presidente del Consiglio presidenziale, Mohammed Yunis Ahmed Al-Menfi. «Per l'Italia - dice in conferenza stampa - rimane fondamentale la cooperazione in tema di contrasto ai flussi di immigrazione irregolare», visto che «oltre il 50%» di chi entra nei nostri confini arriva dal Paese nord africano. La visita si chiude con la firma di un memorandum che prevede la consegna di cinque motovedette alla Libia e l'avvio «a giorni» a Roma di una task force congiunta dei ministeri dell'Interno per «la gestione dei flussi migratori». Un accordo che non piace alle opposizioni, soprattutto al Pd, che parla di «scelta folle e scellerata». Lontana dalle telecamere Meloni spiega alle autorità libiche di apprezzare gli sforzi fatti per contenere le partenze, sottolineando che però ultimamente sono aumentate. Da qui la necessità di «intensificare» l'impegno, di trovare «soluzioni più efficaci, concrete e strutturali», con risultati «verificabili», anche «in collaborazione con l'Onu sul campo». La presidente del Consiglio chiede al governo di Tripoli di riconoscere il ruolo dell'Unhcr per poi arrivare a un graduale superamento dei centri di detenzione da affidare alla gestione delle Nazioni Unite.In conferenza stampa Meloni ribadisce che «combattere i flussi illegali rimane un tema che non può riguardare solo Italia e Libia, ma anche l'Unione Europea nel suo complesso. Perché il modo più strutturale per affrontare questo problema è consentire alle persone di poter crescere e prosperare nelle loro nazioni. Noi - sottolinea - confermiamo il nostro costante supporto alle autorità libiche nella gestione dei flussi e nell'assistenza alle comunità locali. Crediamo che si possa e si debba fare di più».Le opposizioni bocciano la linea Meloni. Il Pd dà fuoco alle polveri. «Questa destra è ossessionata dall'immigrazione - dice la candidata alla segreteria Elly Schlein - lo vediamo anche in queste ore con la scelta scellerata di confermare i memorandum con la Libia». Per Matteo Orfini «era una linea già sbagliata quando la mise in campo Gentiloni, è semplicemente folle oggi, dopo anni di denunce e crimini. La guardia costiera libica non esiste. Stiamo di fatto fornendo motovedetta a trafficanti e criminali». Arturo Scotto, coordinatore di Articolo Uno, punta il dito contro un centrodestra «spudorato e irresponsabile» che «continua con il memorandum con la Libia anziché aprire in Parlamento una riflessione vera su cosa non è andato in questi anni, affidando alla guardia costiera libica la nostra politica migratoria e punendo le Ong con un decreto che punisce chi salva le persone».Per il leader dei Verdi Angelo Bonelli è «una vergogna» fornire motovedette «alla guardia costiera libica, ovvero a chi si è reso responsabile di torture e stupri ai danni dei migranti». Con questo accordo, aggiunge il segretario di Sinistra Italiana Nicola Fratoianni, «il lavoro sporco nei lager sulla terraferma e in mare aperto lo continueranno a fare le milizie libiche, fregandosene del rispetto dei diritti umani e delle leggi internazionali». Davide Faraone, deputato di Italia Viva: «Il governo continua a girare attorno al problema con il dl sulle Ong prima e con il memorandum adesso. Solo propaganda. Tutte azioni di un governo frustrato che non riesce ad ottenere risultati in Europa sulla ridistribuzione e sulle modifiche al trattato di Dublino e distrae con provvedimenti inutili». --© RIPRODUZIONE RISERVATA