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il colloquioGiuliano BalestreriDopo l'Algeria, la Libia: il governo, insieme ad Eni, accelera sulle forniture energetiche dal Sud del mondo. Un tassello fondamentale per emanciparsi dalla dipendenza dal gas russo. «E' la strada giusta, ma è anche l'unica percorribile perché tiene insieme le esigenze di breve termine, per garantire approvvigionamenti continui al Paese e quelle di lungo periodo, a cominciare dalla carbon neutrality» dice Stefano Venier, amministratore delegato di Snam dalla scorsa primavera che poi aggiunge: «Siamo davanti a una trasformazione epocale e stiamo accelerando, ma dobbiamo tenere insieme la sostenibilità finanziaria con quella del sistema paese e della carbon neutrality. In uno scenario all'interno del quale il gas prima arrivava da Nord e da Est, mentre in futuro arriverà da Sud e da Ovest». La chiave del successo del piano energetico lanciato dal governo Draghi e proseguito da Meloni passa dallo sviluppo infrastrutturale. Motivo per cui nel piano strategico di Snam al 2026, presentato pochi giorni fa, gli investimenti sono stati incrementati del 23% al 10 miliardi di euro, di cui 9 destinati proprio all'infrastruttura del gas. Principalmente per la messa in esercizio di due rigassificatori galleggianti e la realizzazione della linea Adriatica. «Il collegamento dall'Algeria c'è già, ma ora dobbiamo potenziarlo. In particolare - spiega Venier - dobbiamo lavorare sulla linea adriatica nel tratto che dal Molise sale verso l'Emilia Romagna». La guerra in Ucraina ha stravolto la geografia delle forniture: «Prima della crisi ucraina, utilizzavamo solo il 70, magari 80% della capacità della linea. Adesso siamo arrivati al 100%. Non abbiamo quasi più margini di manovra, per questo stiamo accelerando». D'altra parte, nel 2021, l'Italia ha importato dall'Algeria poco meno del 30% del proprio fabbisogno di gas, «adesso siamo al 40%, a cui si aggiunge un altro 15% che arriva in Puglia dall'Azerbajan». Nel frattempo, nei prossimi 18 mesi, Snam metterà in funzione 10 miliardi di metri cubi di gas naturale liquefatto, circa il 15% del consumo nazionale. Un passaggio intermedio che precederà il potenziamento della linea adriatica «per mettere in sicurezza il Paese, prima di tutto - dice il manager - ma anche per i Paesi circostanti. Ci sono Stati che era totalmente dipendenti dal gas russo e che già oggi ricevono flussi dall'Italia attraverso Snam. Come nel caso dell'Austria dove lo scorso anno abbiamo esportato 4 miliardi di metri cubi e abbiamo portato la capacità a 6 miliardi, a fronte di consumi complessivi del Paese per 8 miliardi di metri cubi». D'altra parte ogni volta che si parla di energia o si sigla un contratto di fornitura internazionale, gli obiettivi sono sempre si medio lungo termine: «Le conseguenza delle politiche energetiche avviate e consolidate oggi - sottolinea Venier - le vedremo negli anni a venire. Motivo per cui lo studio e la realizzazione di nuove infrastrutture è continua. Senza la rete non ci può essere il gas, ma la rete ha bisogno di essere riempita». Abbastanza perché il manager ricordi l'importanza della progettazione: «La nostra fortuna, come Paese, è che Snam aveva nel cassetto molti dei progetti di cui stiamo parlando e che stiamo finanziando». Quando la rete adriatica sarà completata, la capacità di trasporto aumenterà del 20% rispetto a quella attuale, con una ricaduta positiva su tutto il sistema: «Il sistema sarebbe più liquido con una maggior disponibilità e minori oscillazioni dei prezzi. Ma, soprattutto, i costi potrebbero essere più bassi rispetto ai vicini, con un netto vantaggio competitivo per le nostre imprese». Anche perché - spesso - a mettere il ginocchio il manifatturiero italiano è proprio il costo delle bollette. Basti pensare alla situazione dell'ex Ilva che deve proprio a Snam 270 milioni entro fine gennaio, pena lo stacco della corrente. «Noi copriamo le imprese senza fornitori per tre mesi, in questo caso siamo arrivati a quattro, ma facciamo la stessa cosa per quasi 40 aziende del Paese» spiega il capoazienda di Snam. Che dopo uno scambio di battute con l'ad di Eni, Claudio Descalzi, sui tempi per realizzare un gasdotto in Libia e la linea adriatica ricorda quanto sia complesso costruire in Italia: «Devo essere sincero, non so quante autorizzazioni servano in Libia per costruire, ma scherzi a parte in Italia abbiamo molti vincoli. In Germania, per esempio, l'iter è molto più veloce. Abbiamo accelerato per i rigassificatori, ma alla procedura di autirizzazione delle navi a Ravenna e Piombino hanno partecipato 54 enti: abbiamo impiegato 30 giorni per presentare il progetto e altri 120 per avere il via libera orizzazione. In questo modo servono sei mesi per avviare la costruzione degli impianti. E anche sulla linea Adriatica siamo in attesa delle necessarie autorizzazioni».Il contesto non è semplice, ma Venier guarda al futuro con fiducia: «Siamo più sereni rispetto a qualche mese fa. I prezzi sono più altri, ma drammaticamente inferiori rispetto alla scorsa estate; il rischio di sospendere le forniture è quasi sconiurato. E abbiamo 2 miliardi di metri cubi di stoccaggi in più rispetto a un anno fa». --© RIPRODUZIONE RISERVATA