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il retroscenaAlberto SimoniCORRISPONDENTE DA WASHINGTONSabrina Singh, vice portavoce del Pentagono, ribadisce quella che è la linea Usa sulla Crimea: appartiene all'Ucraina che quindi ha diritto a riprendersela. Mercoledì John Kirby, del Consiglio per la Sicurezza nazionale, aveva detto la stessa cosa anticipando di fatto quanto avrebbe scritto il New York Times, ovvero che dopo mesi di discussioni l'Amministrazione Biden ha iniziato a riconoscere che gli ucraini possono colpire le basi da cui la Russia lancia attacchi anche a costo di veder crescere il rischio escalation. Washington spiega la sua svolta con due argomentazioni. La prima è tattica: colpire in Crimea le linee di rifornimento russe lungo l'asse delle città occupate Melitopol-Mariupol renderebbe più difficile per i russi spostare avanti la linea del fronte. Fra l'altro le azioni di sabotaggio e altri attacchi nei mesi scorsi hanno già spinto Mosca a spostare gran parte dei lanci di droni dalla Penisola annessa illegalmente nel 2014 a Krasnodar. Un secondo motivo è più strategico e riguarda i futuri negoziati. Secondo gli americani, infatti, la posizione di Kiev diventerebbe più forte se la Russia capisse che il suo controllo sulla Crimea vacilla. I negoziati però ad ora restano un'ipotesi lontana e il termine è quasi sparito - almeno pubblicamente - dal vocabolario degli statunitensi e degli alleati. L'urgenza è invece quella di accelerare il più possibile l'invio di armi e l'addestramento delle truppe ucraine in modo da respingere le truppe russe. Nei giorni scorsi il segretario di Stato Antony Blinken ha parlato di rimandare i russi oltre i confini "del 24 febbraio", non facendo esplicito riferimento alla Crimea perduta nel 2014. Che a Washington fra l'altro nessuno ritiene possa essere riconquistata militarmente come invece ripete continuamente Zelensky.C'è un riferimento temporale importante, l'intelligence occidentale stima infatti che la Russia possa lanciare una poderosa offensiva "fra sei-otto settimane". Il premier olandese Mark Rutte, che martedì è stato alla Casa Bianca per un bilaterale con Biden, ha confermato questo arco temporale in un incontro pubblico. "L'aiuto agli ucraini è necessario proprio adesso prima dell'azione dei russi fra poche settimane". Per questo c'è un'urgenza nella Nato di accelerare i tempi e impedire che Mosca possa portare a termine i propri piani. Alla Casa Bianca lo scenario che temono è anche quello - come ha riferito il New York Times - di un "prolungato stallo" e partendo da questa preoccupazione si è ragionato se considerare o meno opportuni raid in Crimea. Gli incontri sono iniziati mesi fa, ma solo di recente si è arrivati a una decisione anche se fonti Usa confermano di "non sapere come Putin potrebbe reagire se ci fossero attacchi con armi Usa nella Penisola". Ci sono armi contenute nell'elenco che il Pentagono sta finalizzando per un valore di 2,7 miliardi di dollari e che potrebbe diventare ufficiale oggi a Ramstein nella riunione del Gruppo di Contatto sull'Ucraina, adatte alla nuova impostazione. Cinquanta veicoli corazzati Bradley per proteggere l'avanzata lungo la rotta Mariupol-Crimea; centro Stryker che fecero l'esordio nel 2003 in Iraq e nuove munizioni per gli Himars. Sono scelte che Colin H. Kahl, sottosegretario alla Difesa Usa per la politica, ha spiegato dicendo che i "russi stanno scavando trincee e stanno posizionando mine" e che ora per "aiutare gli ucraini a superare le difese nemiche l'enfasi è stata messa sulla combinazione fra capacità di colpire e mobilità". --© RIPRODUZIONE RISERVATA