Colagrande a Voghera «Anche gli eventi tragici hanno aspetto umano»
VOGHERANell'ambito della rassegna culturale "Vogherautori", la Libreria Ticinum, in collaborazione con l'assessorato alla Cultura, ha organizzato l'incontro con Paolo Colagrande, scrittore piacentino che ha ottenuto numerosi riconoscimenti per i suoi romanzi, tra cui un Premio Campiello assegnatogli per l'opera "Fideg".L'appuntamento è in agenda per domani, alle 17,30, nella cornice di Casa Gallini, con lo scrittore Guido Conti che dialogherà con l'autore. L'ultimo romanzo di Colagrande si intitola "Salvarsi a vanvera", e ruota attorno alla figura di Aride Mestolari, che studia un piano fantasioso per salvare se stesso e gli altri ebrei dall'incubo della deportazione nazista. La storia è ambientata nel 1943, sulle rive del Rio Fogazza. Aride si salva da un destino macabro grazie alla presenza di una miniera di carbone, nelle cui viscere, in base ad una leggenda popolare, si nasconderebbe una "salamandra ignifera gigante cinese", che consente solo agli ebrei di poter lavorare nella miniera, funzionando cosi da deterrente per tenere lontane le milizie naziste. Paolo Colagrande si sofferma sulla sua ultima produzione letteraria, partendo dal titolo, che può sembrare un ossimoro. «Il filo conduttore del romanzo è l'idea di salvarsi. L'espressione a vanvera serve per disorientare il nemico. Il titolo, in effetti, può sembrare un ossimoro, come tante cose della vita, anche quelle che hanno un esito favorevole», spiega lo scrittore. Nel suo ultimo romanzo, Colagrande ha unito una contestualizzazione storica, come il periodo buio del nazismo, con elementi di fantasia, in una mescolanza che ha generato una storia coinvolgente: «Siamo uomini e viviamo una situazione sempre contraddittoria tra tragedia e commedia. Anche gli eventi più tragici hanno un aspetto umano, e possono essere visti con uno sguardo stravagante e grossolano. In questo modo, la narrazione diventa più credibile e non si sclerotizza su un aspetto tragico o un aspetto comico, ma li ingloba entrambi». In merito alla sua evoluzione letteraria, lo scrittore traccia cosi il suo percorso in questi anni: «Credo che ogni forma di espressione artistica preveda un rifare da capo, un rivisitarsi, un ricominciare. L'evoluzione può riguardare una maggior dimestichezza col mondo editoriale, aspetti più esteriori, e non intrinsechi alla scrittura».Nell'indicare il suo genere narrativo, Colagrande cita alcuni esempi che l'hanno ispirato: «È difficile incasellarsi in un genere, quello è un qualcosa che si sedimenta negli anni. La propria cifra di scrittura è paragonabile alle impronti digitali o al codice fiscale. Di certo, ci sono delle letture che possono avermi fatto scoprire un desiderio di esprimermi in scrittura e mi riferisco ad autori come Luigi Malerba, Antonio Delfini, Giorgio Manganelli, Gianni Celati, Ermanno Cavazzoni, o Paolo Nori, che è anche un amico personale».L'idea di un romanzo può nascere in tanti modi: «Sono stimoli che si autoalimentano. Un romanzo storico, in senso stretto, non sarei in grado di farlo. Per me la realtà è uno strumento per inventarci sopra. Lo stimolo può derivare da una parola, un'immagine o anche un fatto storico, ma di storia bassa, le storie della gente che non entrano in quel mappamondo storico dove si fissano grandi personaggi, grandi eventi o le grandi sciagure».--ALESSANDRO QUAGLINI