Senza Titolo
Mezzo secolo dopo Giacomo Agostini e MV Agusta, Pecco Bagnaia e Ducati sono riusciti a diventare campioni della classe regina del motociclismo. Un'annata magica per l'Italia che potrebbe segnare l'inizio di un nuovo ciclo vincente. Il piemontese sente di far parte di un movimento tricolore. Marcell Jacobs nell'atletica, Sofia Goggi nello sci e lei nella MotoGp: gli italiani sono malati di velocità? «Da un paio d'anni l'Italia si sta facendo valere nello sport, lo avevo fatto già in passato, poi si era un po' persa. Ora siamo i più forti nelle varie discipline. Per me è bello: Jacobs, Tamberi, Goggia, Tortu sono tutti atleti fantastici e lo sport italiano è tornato al vertice». Cos'è per lei la velocità? «È la mia vita e la mia passione. Vivo e lavoro per lei ed è ciò che mi fa stare bene». È un'amica o un'avversaria? «Un pilota deve combattere contro la velocità. Devi prima trovare e poi spostare il tuo limite, è questa la cosa più difficile. Tutto ruota intorno alla velocità e il tempo: sono le due leggi fondamentali del motociclismo». Non ha mai paura di svegliarsi e scoprirsi lento? «Mi capita spesso. All'inizio di ogni campionato temo di essermi dimenticato come si guida, di non essere preparato per la prima gara, di non riuscire a finirla. C'è sempre questa incognita». Quest'anno è stato il più veloce. «Diventare campione del mondo in MotoGp è stata la soddisfazione più grande della mia vita, ma anche un impegno enorme. Da Valencia in avanti non ho avuto tregua, è bello e giusto che sia così, non posso lamentarmi ma ora ho bisogno di vacanze». Qual è stato il momento più emozionante di tutti questi festeggiamenti? «Avere il riconoscimento da parte del Presidente della Repubblica Mattarella è stato magico. Mi ha emozionato e commosso fare un discorso al Quirinale». Di lei è stato detto tutto e il contrario di tutto, come si descriverebbe? «Sono un ragazzo molto tranquillo, senza tante pretese e con la voglia di stare bene con le persone che mi sono accanto. Non ho bisogno di molto, ma do tanto». In pista però non è così tranquillo, è una sorta di dottor Jekill e mister Hyde? «Sono fatto come mi vedete, non ho bisogno di tante cose e non voglio diventare un personaggio a tutti i costi. Penso che certe cose arrivino da sole, non c'è bisogno di costruirle. Ci tengo a essere trasparente, vivere la vita per come sono. Non penso che i risultati cambieranno il mio modo di essere, anzi non voglio che succeda». Sa che nella MotoGP solo Rossi e Marquez sono riusciti a difendere il titolo? «Quando sei l'uomo da battere la pressione può giocarti dei brutti tiri. Non voglio avere fretta, ma godermi quello che ho fatto perché non ci sono riuscito ancora del tutto. Sicuramente la strategia nel prossimo anno sarà quella di vincere, sperando di avere un inizio più facile e una stagione più lineare». Nel 2023 sarà Bagnaia l'uomo da battere o la Ducati la moto da battere? «Bagnaia l'uomo da battere. Ci sono tante Ducati in pista, ma è da due anni che sono davanti a tutte». Chi sono Rossi e Marquez per lei? «I due piloti che hanno fatto la differenza nel nostro sport. Insieme con Stoner, hanno dettato un nuovo modo di affrontare i gran premi. Valentino è stato metamorfico, capace di adattarsi nelle diverse ere della MotoGp, e il leader indiscusso. Marc ha spostato il limite, Stoner ha inventato un nuovo stile di guida». E dal punto di vista personale? «Sono orgoglioso di potere dire di essere amico di Valentino, mi sento fortunato e privilegiato. Cerco di sfruttare la sua esperienza per crescere, mi ha sempre affascinato il suo modo di correre, riusciva a vincere anche quando era più lento, dando fastidio agli avversari. Marc, invece, è un animale da gara, non gli importa di rischiare di cadere a ogni curva per vincere». E Bagnaia, invece, che pilota è? «Sono un po' della vecchia scuola: cerco di mettermi davanti e fare la mia strada, non voglio mai seguire nessuno. Me lo hanno insegnato fin da bambino e in gara permette di fare la differenza. La mia generazione ha spostato ancora il limite in MotoGp, io l'ho fatto soprattutto in frenata». È pronto per la rivalità con Bastianini, il suo nuovo compagno di squadra? «È una rivalità sana e quindi bella. Ci conosciamo da tempo e sappiamo che farci la guerra nel box non porterebbe a niente. In gara ognuno penserà a sé stesso e in questa stagione le battaglie più belle sono state con Enea. Però ci sono anche altri italiani forti: Bezzecchi, Marini, Morbidelli potranno vincere. Mi ricorda il periodo di Rossi, Biaggi, Capirossi, Melandri, noi cinque siamo cresciuti insieme e sarebbe bello lottare uno contro l'altro». L'amicizia resisterà? «Secondo me sì, dipenderà tutto da noi, perché la pista è una cosa e la vita privata un'altra». Da campione del mondo può dire tutto quello vuole, che messaggio ha per il nuovo anno? «Sono molto discreto per quanto riguarda la mia vita privata, quello che faccio fuori dalla pista lo tengo per me. Penso che serva più bontà. È facile fare del bene quando se ne ha la possibilità. Io sono nato fortunato e privilegiato, sono felice». --© RIPRODUZIONE RISERVATA