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PaviaC'era una voltaun bel quartiereC'era una volta un quartiere che confinava con la campagna, aveva alcune strade a fondo chiuso, un parco e un campo di calcio. I residenti erano molto contenti perché circolavano poche auto, potevano girare in bici con i bambini, fare belle passeggiate in campagna con il cane e alla sera dormire in un silenzio assoluto. Anche gli altri abitanti della città erano contenti, perché potevano portare i loro bambini a giocare a calcio in un bel campetto facile da raggiungere. Poi arrivò qualcuno, forse un folletto, che disse che il campo era inadeguato e ci voleva un vero centro sportivo. Ovviamente in cambio si sarebbe dovuto costruire un quartiere al posto del campo di calcio e il centro sportivo un po' più in là, nella campagna. I residenti rimasero attoniti, ma nessuno chiese il loro parere. Così venne costruita una strada e iniziarono dei lavori. Poi altri folletti dissero che non era bene avere delle strade a fondo chiuso, e quindi, visto che qualcuno dei residenti voleva una strada pedonale, ne avrebbero aperta una per le auto. In cambio, avrebbero costruito nuove case e abbattuto un boschetto, così da avere del denaro per altri servizi (che nessuno dei residenti aveva chiesto). Qualche altro spiritello si accorse che il quartiere non aveva lasciato spazio a un centro sportivo abbastanza grande, e che sarebbe stato necessario occupare un'area verde limitrofa. In cambio, si sarebbero costruite nuove case con qualche alberello, così c'erano oneri di urbanizzazione per fare servizi (che nessuno dei residenti aveva chiesto). E così fu svelato l'arcano: i folletti stavano facendo una magia per far traslocare tutti i residenti in un altro quartiere senza che nessuno facesse il trasloco, semplicemente cambiando il quartiere. E tutti vissero infelici (i residenti) e contenti (i folletti).prof. Riccardo Bellazzi. PaviaTerritorioL'identità perdutadel nostro PaveseQuel ramo della provincia di Pavia che volge verso Oriente, arginato a sud dal Ticino e dal sonnolente Po; attratto e sedotto a nord da un accattivante Milanese che promette sviluppo e benessere per tutti ma che continua a trattare tutti come i parenti poveri. Si tratta del Pavese, anzi del Basso e dell'Alto Pavese.Scriveva Cesare Angelini nel pregevole libretto "Questa mia Bassa": «... questa provincia, fatta di sindaci e di parroci e d'un mezzo milione di anime, è naturalmente quella di Pavia. La quale, come la Gallia di Cesare, divisa est in partes tres... anzi due: il Pavese propriamente detto e la Lomellina sono le parti soprane del triangolo; la terza o parte sottana è l'Oltrepo... il Pavese propriamente detto, meglio conosciuto come la Bassa incavernata nella Padania..."Ebbene questo Pavese, questa Bassa celebrata con delicato e amoroso lirismo nel 1970 da Angelini, ha perso, col passare degli anni, non solo qualsivoglia fascino letterario ma anche qualsivoglia identità geografica e, quindi, qualsivoglia rilevanza e spessore politico-amministrativo. Non così per la Lomellina e l'Oltrepo che, invece, continuano a tenere alle loro specificità territoriali, sociali ed economiche. Addirittura accade che molti pur bravi amministratori dei centri della Bassa provino disagio nel sentirsi circoscritti in una sorta di confine geografico che già nel titolo - la Bassa - evoca un certo non so che di sottosviluppo o quanto meno di arretratezza economica e forse anche culturale. Tali amministratori sono, quindi e comprensibilmente, tesi e protesi a dare lustro e a intercettare risorse, soprattutto regionali, per il proprio paese (la piazzetta, la fontanella, la pista ciclabile, il centro sociale...) ma non riescono a fare massa critica e fronte comune per i servizi sovracomunali (manutenzione delle strade provinciali, funzionamento linea ferroviaria Pavia-Codogno, servizi sanitari, sviluppo del turismo d'area...).Non stupiamoci, quindi, se il dibattito sulle prospettive di sviluppo del sistema sociale ed economico della nostra provincia trascura, di fatto, il territorio del Pavese e la Bassa. E perciò cosa occorre fare? La mia ricca, se pur relativamente breve, esperienza di ricercatore universitario in discipline economiche mi ha insegnato che prima di agire in qualsivoglia direzione occorre conoscere. È necessario, ovviamente a mio parere, effettuare una attenta riflessione ed una accurata indagine sulle potenzialità socio economiche del Basso Pavese: industria, commercio, artigianato, servizi scolastici e socio assistenziali , strutture sanitarie, potenzialità e attrattività turistiche e ricettive, sistema dei trasporti, infrastrutture e reti informatiche. Sono convinto che ne emergerà un quadro di grande rilievo e tale da poter ridare piena dignità alla parte soprana del triangolo, nell'interesse e a beneficio dell'intera provincia di Pavia.Piero Costa. BelgioiosoDialettoI campanad NadalI campan anca stasira j'àn sunà / j'àn sunà a festa / parché l'è quasi Nadal / a fam ricurdà chi bei mument là / quand s'èra picùl /e anca mëi aspiteva i rigal.Pâr i fëst gneva sü i parent : /s'èram in dës in ta cla stansa là / a parlà, rid e racuntà /qul che in un änn l'ër capità.Mëi m'indruminteva cuntent / in ta cul tepur ad felicità là /e anca parchè al Bambëi /da li a poch äm gneva a truvà.Fëva cald in ta cla stansa là: /i'èran i cör cuntent / che i scaldevan la ment.At tütt nüm che s'èram là /in poch s'uma rastà / Ma quand sent sunà i campan / taca a Nadal, vard in alt e / ämpar da vadi uncura tütt / satà a rid e parlà /e mëi cuntent aspiteva al rigal.Patrizio Gandini. Porana