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il casoPaolo Russo / RomaPer tutto il prossimo anno continueremo a ricevere le ricette mediche su sms, whatsapp e mail. Sul filo del rasoio è infatti arrivata la proroga con l'ultimo treno disponibile, quello del decreto Milleproroghe approvato ieri dal Governo. Ma senza la levata di scudi da parte di Ordine e sindacati dei camici bianchi dal 1° gennaio saremmo tornati alle code nelle sale d'attesa dei medici di famiglia per ottenere su carta quello che da oltre due anni e mezzo viaggia rapidamente e comodamente on line. Martedì sera infatti il decreto non faceva alcun riferimento al prolungamento dell'ordinanza della protezione civile, che in pieno lockdown aveva introdotto la ricetta dematerializzata fino al 31 gennaio prossimo, proprio per evitare di far correre a pazienti magari fragili inutili rischi di contagio. Un provvedimento giustificato dalla fase emergenziale oramai alle spalle, per cui per prorogare la ricetta elettronica era necessario ora un provvedimento avente forza di legge. Ma dal ministero della Salute non era arrivata nessuna segnalazione circa la scadenza del 31 dicembre oramai imminente. Una svista che avrebbe riportato medici e pazienti all'era delle scartoffie. Ma proprio il pressing dei camici bianchi ha spinto il governo a correre ai ripari con il Milleproroghe, che prolunga a tutto il 2023 la prescrizione dematerializzata. Solo un anno perché in questo arco di tempo il governo punta a rendere operativo in tutta Italia il fascicolo sanitario elettronico, che contiene tutta la memoria sanitaria di ciascuno di noi, dalla nostra situazione clinica agli accertamenti e ai farmaci prescritti. Si tratta di uno strumento in grado di ottimizzare le cure e la presa in carico del paziente, ma anche di evitare inutili duplicazioni di analisi, tac e risonanze magnetiche, oltre che di far viaggiare le ricetta elettronica dal medico che le prescrive alla farmacia che dispensa, senza inutili pezzi di carta. --© RIPRODUZIONE RISERVATA