La destra e l'eterna sindrome del Dio minore
Con l'opposizione più sfasciata del mondo - smarrita nel baratro delle mazzette e ridotta a quattro gatti in piazza - Giorgia Meloni potrebbe pensare (e forse lo pensa) di aver incassato un'insperata polizza a vita, e tanto le basta. Icastica la contrapposizione tra i quattro gatti del Pd e la celebrazione del decennale di FdI. Insomma, l'alternativa non c'è (nemmeno a livello embrionale), gli alleati sono cotti, anche i mercati sono sotto controllo perché la manovra, per quanto mediocre, recepisce il vincolo esterno. Meglio di così, impensabile. Passata la festa però, resta la sensazione di una leadership schiacciata, quasi affogata, nel day by day più stretto. Tra amministrazione e celebrazione, poco futuro, politica, pensieri lunghi, come conseguenza sia della crisi altrui (un'opposizione che incalzi) sia dei propri limiti. Da un lato lo svolgimento dei "compiti a casa" (termine caro ad Angela Merkel): scelta intelligente, del resto l'esperienza di Liz Truss, consumatasi in quarantacinque giorni, è un esempio di scuola di quanto i mercati abbiano la capacità di "colpirne uno per educarne cento".Dall'altro - lo si è visto nel decennale di Fdi - il solito melonismo da operetta: gli immortali proclami di Mollicone, chi vuole D'Annunzio a Sanremo, la ritrita retorica su olocausto e foibe, l'eterna sindrome da figli del Dio minore, che sembrano usciti dagli anni Settanta anche se da vent'anni hanno sindaci, assessori, parlamentari, bosco e sottobosco in Rai e nelle partecipate. Per carità, va anche concesso qualcosa alla curva che per ora segue, senza contraccolpi, l'adattamento a quei vincoli europei e atlantici contestati per dieci anni. E lo fa perché il compiacimento dell'avere la bandiera a palazzo Chigi prevale sull'angoscia da tradimento identitario, in un mondo avvezzo a poche chiacchiere.E tuttavia prima o poi Giorgia Meloni sarà costretta a chiedersi se bastano compitini e mozione degli affetti (alla lunga il popolo non vive di compiacimento). Non sembra al momento farsene un cruccio, né lei né i suoi. Vuoi mettere il potere: la nave va, intanto vinciamo le regionali, poi pensiamo alle nomine, poi si vede. Chi le vuole bene dovrebbe ricordarle però che proprio lo schema di "svolte senza revisioni" politiche e culturali, è stato fatale, ad esempio, a Salvini quando, mutatis mutandis, entrò nel governo Draghi lasciando la Lega in un limbo identitario. Crescere significa passare dall'essere una minoranza che conquista il paese all'essere la constituency del nuovo interesse nazionale. Rinnovare e guidare. Non usiamo il termine Fiuggi (troppo finiano) o Pdl (troppo berlusconiano) ma quello è il tema, finora evaso, forse perché presuppone l'abbandono del minoritarismo rassicurante e, dunque, un salto "psicologico-culturale": la famosa creazione di un vero partito conservatore di rango europeo, che non è FdI. Male non farebbe, in termini sistemici, alla scassata democrazia italiana. --© RIPRODUZIONE RISERVATA