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Leggo la cronaca dell'annuale conferimento a Pavia delle benemerenze di San Siro ai cittadini meritevoli. Persone che si sono distinte perché hanno ben operato, attingendo ai propri talenti e dispiegando le proprie virtù civiche, al servizio della comunità. Sono vite, alcune dolorosamente non ci sono più, e ci mancano, altre che continuano operosamente il loro cammino accanto a noi, di benemeriti.Leggo e un pensiero prepotente e bizzarro mi interpella. Mi chiede quale sia il termine contrario da opporre a quello di benemerito. È un interrogativo solo apparentemente strampalato. Mi aiuta a risolverlo una notizia, porta da questo giornale, che dà immediata e concreta soluzione alla mia domanda. Esemplifica cosa sia il contrario di un benemerito. La notizia informa sulle motivazioni che a settembre hanno condotto alla condanna in appello per peculato, a 10 anni e 4 mesi di carcere, da parte della Corte di Assise di Milano, di un noto personaggio che per alcuni decenni ha calcato il palcoscenico della vita pubblica pavese. Nei confronti di questo personaggio, che vantava un curriculum di incarichi politici, istituzionali, associativi, nonché un palmarès di riconoscimenti pubblici e di onorificenze lungo tre pagine, la condanna è severa poiché "le condotte dell'imputato, reiterate per diversi anni, sono caratterizzata da una significativa pervicacia e da una particolare intensità del dolo".La corte milanese, aderendo alla sentenza pronunciata nel luglio del 2021 dal Tribunale di Pavia, si basa sulla ricostruzione sistematica e scrupolosa dei fatti. Delineati a suo tempo dalla vasta inchiesta coordinata dal Pm pavese Andrea Zanoncelli, e consistenti nella spoliazione sistematica, da parte del soggetto condannato, di decine di persone fragili. Sono nostri concittadini, già segnati dalla sventura di pesanti handicap fisici e mentali, che erano stati affidati a lui. E che lui, grazie al suo ruolo di tutore o di amministratore di sostegno, ha derubato di ogni bene. Scrivono i giudici: "spogliazione attuata attraverso migliaia di prelievi ingiustificati, al solo fine di disporre per sé stesso, o per il coimputato, del patrimonio delle persone a lui affidate". Un comportamento delittuoso che si è dispiegato indisturbato, dentro la nostra città, per anni. Poiché - spiegano sempre i giudici milanesi - l'imputato ha protratto nel tempo le sue condotte criminose attraverso il periodico mancato adempimento dei doveri relativi alla tutela e all'amministrazione di sostegno. Per tutti questi motivi, conclude la sentenza, i reati compiuti assumono "un carattere di ancora più elevato allarme sociale".Sta qui la risposta, netta e concreta, su quella mia domanda iniziale. Su quale sia il termine opposto a benemerito. Le benemerenze riconosciute pubblicamente, come accade ogni anno al San Siro, servono ad illustrare i comportamenti virtuosi da incoraggiare. E le condanne? E l'esplicito "allarme sociale" di una sentenza, oltre a punire i reati e chi li compie, non dovrebbero forse insegnarci qualcosa? Produrre civiche consapevolezze e salutari antidoti per sanare quanto di guasto è emerso?Intanto ponendo a istituzioni e cittadini qualche domanda su questa vicenda. Sulle ragioni per le quali non siamo stati in grado di proteggere davvero quelle vite fragili, spesso a noi vicine, vittime di questa razzia. Invece di rimuovere l'accaduto, sarebbe tempo di parlarne. Di aprire un confronto. Dove le molteplici realtà toccate, per ruoli pubblici o incarichi professionali, dalla vicenda, spieghino. Come non abbiano saputo cogliere un agire delittuoso così pervicace, quasi ostentato, nel suo dispiegarsi sotto gli occhi di tutti. Sarebbe un modo per imparare dagli errori. Affinché non accada ancora. --