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il casoCarriere separate tra pm e giudici, meno intercettazioni, azione penale discrezionale su linee guida politiche, uso massiccio e repentino delle ispezioni nelle Procure: non tradendo attese né biografia, il ministro Carlo Nordio ha declamato in Senato il suo manifesto sulla giustizia. Un «vasto programma», persino più del Berlusconi dei tempi d'oro. Nell'immediato la «priorità assoluta è la crisi economica», dunque bisogna raggiungere gli obiettivi di efficienza a cui sono condizionati i fondi del Pnrr. Quindi «filo diretto con gli uffici» e attuazione delle riforme Cartabia, civile e penale. Parallelamente marcerà «la profonda revisione dei reati generici che intimoriscono sindaci, assessori e governatori: non solo abuso di ufficio ma anche concussione per induzione e traffico di influenze illecite, «vaghe e proteiformi fattispecie». Cambierà anche la legge Severino che sospende gli amministratori condannati in primo grado: «Applicata retroattivamente è una manifesta iniquità».In un secondo momento «le proposte più incisive» comporteranno anche una revisione costituzionale, nel segno di una «riforma garantista e liberale» fondata sulla presunzione di innocenza «vulnerata da uso eccessivo e strumentale delle intercettazioni, loro oculata selezione con diffusione pilotata, azione penale arbitraria e quasi capricciosa, adozione della custodia cautelare come strumento di pressione investigativa, snaturamento dell'informazione di garanzia diventata condanna mediatica anticipata e persino strumento di estromissione degli avversari politici».Nordio intende spogliare il giudice per l'indagine preliminare della competenza a decidere sulle richieste di arresti cautelari delle Procure, affidandola a collegi di giudici incardinati nelle Corti di appello. Quindi più esperti e anziani, in grado di garantire «maggiore ponderatezza e omogeneità di indirizzo». Ma nulla dice sul fatto che le Corti di appello sono già il collo di bottiglia dell'organizzazione giudiziaria, con durata dei processi di 1167 giorni, dieci volte più che in Europa; che hanno organici sottodimensionati del 20%, con punte del 35%; che i bandi di reclutamento vanno regolarmente deserti.Nordio vuole limitare le intercettazioni, sia telefoniche che ambientali che telematiche (virus trojan inserito nel cellulare). «Il loro numero è di gran lunga superiore alla media europea, e ancor più rispetto a quello dei paesi anglosassoni». Non allega dati precisi a livello internazionale, del resto le legislazioni sono diverse. Nei paesi anglosassoni anche organi non giurisdizionali (polizia, autorità di regolamentazione di settore) possono disporre intercettazioni. In Italia no: il pm chiede, il giudice autorizza.Le statistiche ministeriali dicono che negli ultimi anni le intercettazioni in Italia sono diminuite. Le utenze-bersaglio (le persone sono meno, circa 65mila, perché in genere ne hanno più di una) erano 141mila nel 2013 (record) e oltre 121mila nel 2019; nel 2021 sono state 109mila (stima su dati del primo semestre). Merito di riforme e sentenze della Cassazione che hanno limitato fortemente in senso garantista le autorizzazioni e il travaso da un processo all'altro. Nordio ha aggiunto: «Gran parte delle intercettazioni si fanno sulla base di semplici sospetti e non concludono nulla. Non si è mai vista una condanna inflitta sulla sola base delle intercettazioni». In realtà, finora le critiche garantiste erano alla dominanza probatoria delle intercettazioni rispetto alle indagini tradizionali soprattutto per reati di mafia, corruzione, droga. «Sono perplesso», ha commentato Nino Di Matteo, pm antimafia e membro del Csm.Quel che Nordio vuole combattere è «la diffusione delle intercettazioni, talvolta selezionata e pilotata, come strumento micidiale di delegittimazione personale e spesso politica: ne proporremo una profonda revisione, e vigileremo in modo rigoroso su ogni diffusione arbitraria o impropria». Fioccheranno ispezioni nelle Procure in caso di fughe di notizie segrete.Quanto alla pena, il ministro di una coalizione bicefala prova ad accontentare i forcaioli («pena certa, eseguita e rapida...») e i liberali («...non significa tuttavia sempre e solo carcere»). Quindi pene alternative per i reati minori, patteggiamenti allargati e giustizia riparativa. Se tutto ciò andrà in porto, la fase due punterà a modificare la Costituzione. Nel mirino carriera unica per pm e giudici: azione penale obbligatoria «che si è convertita in intollerabile arbitrio» di pubblici ministeri «irresponsabili e ambiziosi»; Csm a cui Nordio vuole cambiare i connotati su nomine e valutazioni professionali e sottrarre i processi disciplinari, affidandoli a un'alta corte di nomina mista (proposta Violante); appellabilità da parte del pm delle sentenze di assoluzione, su cui a suo tempo Berlusconi fu respinto dalla Corte Costituzionale.«Sembra un salto indietro di vent'anni, temo un pm sotto controllo politico», chiosa Giuseppe Santalucia, presidente dell'Anm. --© RIPRODUZIONE RISERVATA