Senza Titolo

La signora Mena sgrana la sua vita come un rosario di fughe. Una preghiera e una pallina per ogni volta che è dovuta scappare di casa. Nel 2006, nel 2009, nel 2017 e ieri notte. «Quattro in sedici anni sono tante ma non mi abituerò mai». Tre alluvioni e un terremoto, tutti a Casamicciola, il comune di Ischia dove lei abita da sempre ma che negli ultimi anni è diventato l'epicentro delle tragedie di quest'isola, impotente di fronte ai due volti che la dilaniano. C'è la macchina inarrestabile delle vacanze che anche in queste ore continua a inondare la rete di annunci pubblicitari sui soggiorni per il ponte dell'Immacolata e c'è il fango che scorre lungo le strade e la montagna sfregiata da un taglio marrone tra la macchia verde, dove si è staccato il pezzo di roccia franato su via Celario nella parte alta di Casamicciola portandosi via pezzi di case e auto e seminando morte e dolore: una donna morta, tre feriti e 11 dispersi è il primo bilancio della tragedia. La furia ha formato un fiume marrone di detriti che è sceso lungo le curve della strada fino a piazza Maio alcune decine di metri più in basso, dove due case sono state rase al suolo, decine di altre sono state danneggiate, un parcheggio è stato invaso dal fango e dove ha terminato la sua folle corsa anche il corpo dell'unica vittima finora accertata Eleonora Sirabella, una donna di ischitana di 31 anni. A piazza Maio il fiume di fango e detriti si è fatto beffe delle impalcature di ferro e legno che da cinque anni imbrigliano quel che resta delle case crollate durante il terremoto del 2017, ha coperto le scritte «Stato ladro» o «È mo chi paga?» apparse quest'estate in occasione del quinto anniversario senza alcuna ricostruzione e ha imboccato la discesa finale fino ad arrivare a mare con il suo carico di auto e massi. «Intorno a mezzanotte ha iniziato a piovere fortissimo, ma noi siamo abituati a poche ore di pioggia dove si tappano dei tombini a causa delle foglie cadute dell'autunno. Insomma eravamo tutti tranquilli. Ma alle 3 ho sentito il primo boato e un rumore forte, come quando c'è un incidente d'auto. Era una prima frana. E dopo la prima, ce n'è stata un'altra verso le 5. Una cosa impressionante, forse peggio dell'alluvione del 2009 e tremendo quanto il terremoto del 2017», racconta Lisa Mocciaro mentre è ancora prigioniera nella sua abitazione al terzo piano, in piazza Bagni dove il fango ha raggiunto anche i due metri di altezza. e ha distrutto tutta la pavimentazione. Dopo i boati sono arrivate le frane, «piene di terriccio e massi che calavano giù, in un turbine di detriti che provenivano dalla parte alta di Casamicciola Terme, il Rarone», continua a raccontare. Soltanto quando diventa giorno il disastro appare evidente. È un taglio alle pendici del monte Epomeo, la montagna di Ischia, 789 metri di tufo verde circondati da sentieri considerati un paradiso per gli appassionati di passeggiate nella natura, diventate un pericolo per l'isola dopo le abbondanti piogge degli ultimi tempi. «Il tufo è poroso, assorbe l'acqua, si è creata una pozza che ad un certo punto la montagna non è riuscita più a trattenere. È crollata giù provocando la frana», spiega Massimo Cellini, barista a Ischia Porto e soprattutto profondo conoscitore della montagna che domina e decide il destino dell'isola. Il giorno porta i primi soccorsi ma non smette di piovere. A Casamicciola tra la mezzanotte e le sei del mattino di ieri si è accumulata una quantità di pioggia mai registrata negli ultimi 20 anni, avverte il Cnr. Le ricerche dei dispersi avanzano lentamente. Anche il salvataggio degli sfollati va avanti a lungo. Le nuvole basse e nere non lasciano alcuna speranza a chi abita nel comune, bisogna lasciare casa. Manca anche la corrente e le linee telefoniche funzionano a intermittenza. In strada, incapace di capire davvero che cosa è accaduto c'è Irina, ucraina, da 20 anni in Italia. È stata svegliata dal sonno dal figlio che in pochi secondi è riuscita a metterla in salvo prima che il fango, i detriti e l'acqua entrassero nella sua casa di via traversa Sanfelice travolgendo ogni cosa. Sono stati i vicini a consolarla, a fornirle qualche capo di abbigliamento mentre i soccorritori ripulivano in qualche modo la sua abitazione. «Mai visto una cosa del genere», commenta sconfortato ex sindaco di Casamicciola Giovanbattista Castagna che pure si è già trovato ad affrontare il terremoto del 2017. «Ma quest'alluvione è una tragedia più grande», dice Anna, una delle abitanti di piazza Bagni. Alla fine della giornata soltanto una decina di persone rimangono bloccate nelle loro case ancora senz'acqua e senza corrente. Le altre possono tutte andare via. Agli indecisi si rivolge il prefetto di Napoli Claudio Palomba. «Vi sistemeremo in albergo, però per questi giorni lasciate la vostra casa», li prega Palomba. Le operazioni di soccorso, spiega il prefetto, «sono state estremamente difficili perché il maltempo non ci ha assolutamente abbandonato, tanto è vero che gli elicotteri dei vigili del fuoco, finanza e protezione civile non sono riusciti ad atterrare. Però abbiamo anche i droni in attività, gli elettrogeni della protezione civile e dei vigili del fuoco e si continuerà a intervenire». La signora Teresa ha le borse piene di vestiti e un amico che è venuto a prenderla ma non si decide a andare via nonostante l'appello del prefetto. «Andiamo dai, qui piove ancora troppo, non si può stare», le dice con dolcezza l'amico. Le mostra la ferita nella montagna, la devastazione nelle strade e le case buie. L'unica forma di illuminazione sono i fari delle truppe di soccorso alimentati con i generatori. La signora finalmente si decide, chiude la porta e si avvia. «Fate la guardia - dice ai pompieri - qui ogni volta poi è la stessa cosa, passano gli sciacalli e rubano tutto». A Casamicciola ormai tutti sanno tutto di quello che sta per accadere, il rito che si ripete identico di paura, rabbia, promesse, oblio. «Adesso aspettiamo le inchieste, la ricerca di responsabili - denuncia Francesco Del Deo, sindaco di Forio, uno dei sei comuni di Ischia - La verità è soltanto nel fatto che manca la manutenzione del territorio. Nessuno più pulisce gli alvei, nessuno si occupa del sottobosco, le colture rurali sono state abbandonate, i terrazzamenti crollano e in caso di bombe d'acqua come quella caduta in queste ore la terra si trova senza più difese. D'altra parte noi comuni non possiamo occuparcene, non abbiamo i soldi necessari. Il mio comune ha 18. 600 abitanti, da 112 milioni allo Stato sotto forma di tasse e riceve in cambio 457 mila euro, una cifra irrisoria». Anche quando cala la notte le ricerche dei dispersi proseguono senza interruzioni mentre le strade di Ischia da tempo sono deserte. Il maltempo continua, sono consentiti solo gli spostamenti necessari. A Casamicciola ruspe e persone invece sono in piena attività. Per tutta la giornata i soccorritori hanno cercato e scavato nel fango, metro per metro con vanghe e badili, evitando di utilizzare mezzi meccanici. Insieme a loro i cani dell'Unità cinofila napoletana, un'associazione di volontari che ha sede nel capoluogo, che per ore hanno battuto la zona. In serata ci sono ancora più di 200 persone appartenenti alle forze dell'ordine, più di 50 operatori sanitari e 100 vigili del fuoco, come riferisce il prefetto di Napoli Claudio Palomba durante una conferenza stampa alla fine della lunga giornata. Sono tutti impegnati nelle ricerche. «Stiamo verificando - ha aggiunto il prefetto - ma il commissario prefettizio che è a Casamicciola ci ha detto che è stato ritrovato vivo un gruppo familiare composto da tre persone». Così come nella mattinata è stata portata in salvo una famiglia composta da padre, madre e un bambino di un anno. O come, sempre in mattinata, i vigili hanno trovato un uomo sommerso fino al petto dal fango nel garage della sua abitazione. Si è salvato aggrappandosi a un palo di ferro fino al momento in cui i pompieri lo hanno portato al sicuro. È una notte di preghiera e speranza quella che cala su Ischia mentre altre frane si vanno aggiungendo a quella di Casamicciola e si cerca di liberare anche la parte bassa dell'isola dalle auto portate giù per centinaia di metri dal fiume di fango fino alla piazza Anna De Felice, il nome della ragazza di 15 anni morta nell'alluvione del 2009. Sempre a Casamicciola, sempre nello stesso punto ai pidi del e monte Epomeo, padrone dei destini dell'isola. --© RIPRODUZIONE RISERVATA