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Alessandro Barbera / ROMA«Non possiamo fare tutto in trenta giorni». In mezz'ora al telefono Daniela Garnero Santanché, nata a Cuneo nel 1961 e ministro del Turismo, fa solo due concessioni alle critiche. Una è per ammettere che governare non è semplice. L'altra è per allontanare l'accusa di conflitto di interessi: «Ho venduto le mie quote del Twiga» di Forte dei Marmi. Due giorni fa a proposito della Finanziaria Giancarlo Giorgetti ha citato Lucio Battisti e il coraggio della prudenza. Ora, prudenti siete stati prudenti, l'impressione è però che ciascuno di voi abbia piazzato la bandierina a cui teneva. Non sarebbe stato meglio concentrare gli sforzi su poche misure? «Abbiamo iniziato ad attuare le misure che avevamo sostenuto in campagna elettorale. Abbiamo dato un segnale sulla tassa piatta, iniziato a tagliare il costo del lavoro e sui redditi più bassi. Abbiamo dato sostegno alle famiglie e alla natalità. Tutto questo è avvenuto con senso di responsabilità nella gestione dei conti». Il presidente di Confindustria Carlo Bonomi dice che non avete avuto visione. Come risponde?«Che è ingeneroso, perché abbiamo fatto una Finanziaria da 32 miliardi in trenta giorni. La maggior parte delle risorse le abbiamo investite sul caro bollette, ma avevamo alternative? Per portare a compimento il nostro programma abbiamo bisogno di cinque anni». Pd e Cinque Stelle dicono che è una manovra iniqua, a favore dei ricchi. «Non è così. Loro sono quelli che sostenevano di poter abolire la povertà. Avrebbero rifinanziato il Reddito di cittadinanza, spacciandolo ancora una volta come una misura di politica attiva. Peccato sia completamente fallita. Noi pensiamo che la Repubblica sia fondata sul lavoro, loro sull'assistenzialismo. Sono solo due visioni opposte». Visioni a parte, l'impressione è che l'impianto non sia straordinariamente coerente, ecco. «Spendere i soldi è la misura più politica che c'è. Non possiamo fare tutto in trenta giorni, per realizzare il programma gli italiani ci hanno dato fiducia per la legislatura. Noi ora quel mandato lo abbiamo, il Pd ha governato undici anni senza vincere le elezioni». Andiamo al dunque: non c'è il rischio di lasciare per strada persone solo astrattamente "occupabili"? E' sicura che un cinquantenne, magari con la quinta elementare, troverà lavoro al Sud? «Non lasceremo per strada nessuno. Ma pensiamo sia sbagliato ci siano persone che hanno ottenuto il Reddito per tre anni». Sul fisco erano in programma diversi condoni anche di natura penale, poi avete fatto marcia indietro. La premier ha cambiato idea? «Non c'era e non c'è nessun condono. Fatte salve le cartelle fino a mille euro, chi deve pagare il pregresso lo pagherà senza sanzioni. C'è stato il Covid, c'è la guerra in Ucraina, l'aumento del costo delle materie prime. La gente non è furba, è che non riesce a pagare. E noi gli daremo il tempo di farlo». Perché ha chiesto di far detassare le mance? «Perché siamo uno delle nazioni che le tassava di più. E perché sempre più gente la paga con la carta di credito. Così il gettito emergerà più facilmente». Come mai Berlusconi è critico sulla Finanziaria? Non ha ottenuto quel che chiedeva? «Ho letto sui giornali di presunte frizioni, ma in Consiglio dei ministri lunedì sera non si è visto nulla di tutto questo». Poco fa parlava di responsabilità. Lo scontro con la Francia sul caso Ocean Viking ora non rischia di penalizzarci nella trattativa sulla riforma del Patto di stabilità? «I rapporti con la Francia non si sono mai interrotti». E però la Meloni ha avuto parole critiche verso il governo di Parigi. «Noi dialoghiamo con tutti ma vogliamo stare in Europa con il nostro interesse nazionale». Quando si è insediata ha deciso di cedere le deleghe sulla gestione degli stabilimenti balneari, così da allontanare l'accusa di conflitto di interessi. Ma come fa un ministro del Turismo a non occuparsene per niente?«Per la verità dissi una cosa lievemente diversa: se la premier vorrà, lascerò quella delega. Ora se ne occupa il ministro Musumeci. In ogni caso ho venduto le mie quote del Twiga».Le ha vendute? «Sì, ho firmato dal notaio una decina di giorni fa».A chi? «Questo non vi riguarda, ma l'ho fatto». A proposito dei suoi affari, Il 30 novembre ci sarà il pronunciamento dei magistrati sul caso del fallimento di Visibilia di cui lei era azionista. E' fiduciosa? «Ho fiducia nel lavoro della magistratura». Non ha nessun rimorso sulla gestione di quell'azienda? «Nessun rimorso, solo dolore e sofferenza. Sono tanti anni della mia vita lavorativa. I problemi che ha avuto quell'azienda non hanno avuto a che fare con nessun mio atto di malagestione, solo con il rischio d'impresa».Dicono che ha nominato una sua amica - Ivana Jelenic - alla guida dell'Enit. «(Ride, ndr) C'è solo una cosa che mi manda in bestia, e non è il giudizio delle persone, quello è giusto, è umano. Mi disturba il pregiudizio, che è una categoria dei malvagi. Io con le amiche parlo dei miei problemi, delle mie paure, vado a cena. Questa persona l'avrò incontrato una o due volte nella vita. Ho ritenuto necessario cambiare i vertici di Enit perché credo ci sia un giudizio comune sul fatto che non funziona come dovrebbe». --© RIPRODUZIONE RISERVATA